Finalmente trovo un caso in cui un piano regolatore (o PGT) fa riferimento diretto alle metodiche di valutazione di sostenibilità nel costruito civile.
Sentivo il bisogno di vedere porre un limite all'inflazione della terminologia "sostenibilità": si partì con ECO, poi BIO, proseguì con GREEN (un inglesismo tanto per dare una nota di glamour), venne poi la SOSTENIBILITA' . Ma ora la nuova frontiera è la RESILIENZA.
Se nessuno pone un limite (un copyright) sui termini tecnici - ora il problema è con SMART CITIES & COMMUNITIES" - chiunque si sente libero di titolare qualsiasi cosa con un aggettivo "eco...": basta una fontana con un aiuola ed il progetto di riqualificazione è eco!
Leggo quindi felicemente la notizia che la Variante generale del PGT del comune di Cremona 2011/12 pone come Titolo III la "Disciplina della sostenibilità ambientale".
Gli articoli dal 6 all' 8 ricordano metodiche esistenti, ma attenzione l'articolo 9 delle disposizioni attuative recita:
Art. 9. Certificazione ambientale
9.1.
Al fine di garantire l’ecosostenibilità degli interventi contemplati negli strumenti urbanistici attuativi degli Ambiti di trasformazione, individuati nella Variante generale del Documento di piano, è prescritto l'ottenimento d’una certificazione ambientale rilasciata da organismi pubblici o privati riconosciuti, di comprovata autorevolezza scientifica e consolidata capacità e professionalità (come protocollo ITACA, SB100, LEED, CasaClima Habitat e simili); di conseguenza, va presentata già in sede di adozione dello strumento urbanistico attuativo una pre‐certificazione ambientale nel rispetto di uno di tali protocolli.
9.2.
Il modello della certificazione ambientale dev’essere fondato su criteri di valutazione del nuovo insediamento che considerino (e certifichino) l’eco – sostenibilità dell’intera trasformazione urbana, consentendo d’esaminare l’intero processo di trasformazione rispetto non solamente ai consumi e all’efficienza energetica durante l’esercizio, presente e futuro, ma anche all’impatto sull’ambiente, sulla salute umana e sui fattori fisici durante tutto il ciclo vitale del nuovo insediamento; le risultanze della certificazione ambientale concorrono ad arricchire il monitoraggio della Valutazione ambientale strategica, relativo all’attuazione della Variante generale del Documento di piano.
9.3.
Gli indicatori di eco – sostenibilità, utili per la certificazione ambientale, vanno stimati nella fase progettuale degli strumenti urbanistici attuativi degli Ambiti di trasformazione, individuati nella Variante generale del Documento di piano, approfondendo i seguenti temi:
a) dimensione ecologica:
- aspetti di qualità del sito e utilizzo del territorio;
- reti infrastrutturali e mobilità sostenibile;
- utilizzo di materiali a basso contenuto energetico per il loro intero ciclo di vita (LCA);
- efficienza energetica degli edifici;
- uso di fonti rinnovabili;
- sistemi di recupero delle acque meteoriche;
- carichi ambientali – emissioni di CO2;
- gestione dei rifiuti e trattamento delle acque reflue;
b) dimensione sociale:
- qualità ambientale indoor – comfort abitativo e inquinamento elettromagnetico, domotica;
- qualità dei servizi – sicurezza e gestione degli edifici e degli spazi comuni di relazione;
- aspetti percettivi, paesaggistici, culturali;
- aspetti relazionali che includono la partecipazione, l’inclusione, la comunicazione,
l’informazione;
c) dimensione economica:
- costi dello sviluppo sostenibile in termini di praticabilità delle scelte;
- costi di gestione delle trasformazioni nella loro dimensione temporale.
Chissà in quali altri comuni hanno osato tanto...!
venerdì 2 maggio 2014
le mappe dei bambini
Da quando per bacini d'utenza confinanti , mia figlia è passata nella primaria in Castellino da Castello, lo stesso km di distanza non richiede più di 10 minuti, tanto è il deserto urbano che ci separa dalla scuola. Il lavoro fatto per costruire un percorso interessante con loro (escludendo l'uso dell'auto per principio) ha previsto appuntamenti volanti con amici/compagni, gare freestyle in monopattino, gare di alternative di percorso.
Questo mi ha permesso di studiare il concetto dei traguardi (visivi e funzionali) nei bambini: ovvero il fatto che queste personcine non si orientano rispetto a un genitoriale concetto di nord-sud-est-ovest o sinistra-destra-dritto o pericolosità, ma con traguardi successivi di situazioni per loro interessanti.
Cerco di spiegarmi con due immagini che avevo prodotto per un incontro sui servizi all'infanzia:
L'idea è che sia interessante fare emergere le diverse letture del luogo in base alla tipologia di utenza (per tipologia anagrafica, per motivo della visita, per funzione, etc...), questo potrebbe quindi essere declinato anche sulla fruizione di altri spazi lineari del quartiere, mettendo a confronto chi ci lavora, chi è di transito, chi acquista, chi ci vive, etc...La mappatura tipologica dei traguardi (funzionali o di landscape) costituirebbe un primo strumento per la progettazione degli spazi ed evidenzierebbe i “vuoti” o le “interconnesioni creative” sulle quali andare stimolare l'immaginazione progettuale.
Se invece riproposto (magari in altre e future occasioni) nella dimensione dei percorsi pendolari casa-scuola, opportunamente organizzato , potrebbe costituire un interessante percorso partecipato con la duplice finalità di fornire all'amministrazione elementi utili per la progettazione degli spazi ed alle famiglie l'opportunità di vivere il percorso casa scuola non come un dovere faticoso ma come una attività creativa (e possibilmente spronandoli ad evitare l'uso dell'auto).
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