martedì 31 marzo 2015

w-uber?


uber-logo

Milano, 30 marzo 2015. Sciopero mezzi di trasporto pubblico. Tutto come al solito. Ma questa volta qualcuno ha sparigliato le carte.

"Uber gratis il giorno dello sciopero".

Sembra quasi il Pesce d'Aprile ma con 2 giorni di anticipo.
Qualcuno ha osato bypassare, o meglio approfittare ,per una campagna pubblicitaria una tantum, il sacro italiano sciopero.

Come sempre tutti hanno una parte di ragione e di torto ed è evidente che davanti alla tecnologia ed alla modernizzazione le "vecchie " corporazioni se la vedono dura. Ora, un bell'articolo dell'internazionale del numero 1095/22: "Il capitalismo dei robot" spiega cosa ci potrebbe aspettare e come differenziare le capacità umane da quelle puramente tecnologiche. Forse le categorie di taxi potranno individuare una prospettiva di evoluzione interessante.
Ma l'istituzione smetta di mantenere il problema per poter attingere facilmente ad un bacino elettora in caso di bisogno. individui una EXIT STRATEGY.

A chi non fosse chiaro, non si puo' tornare indietro.

La legge di Murphy del car sharing

Collegamento permanente dell'immagine integrata

e se ce n'è una , è prenotata.
@lucasofri
http://t.co/gM84z4Wr60


martedì 24 marzo 2015

Un bell'esempio di partecipazione

Launching 25 March 2015
DESIGNING THE URBAN COMMONS
The range of activities permitted in urban spaces is becoming increasingly narrow.Many streets and squares are now managed by private owners and those held by the state are sanitised and policed to protect property values. Commoning, the collective ownership and management of resources, is currently being reimagined across socialpolitical andeconomic debates as a response to this challenge facing all cities today. How can space be created for people to come together in public to produce and use the city’s resources outside of market demands? 
(...)
Commons are not static pieces of architecture. We are seeking designs through which the social act of commoning could take shape, by enabling citizens to co-produce urban resources from culture & knowledge to housing, energy or democratic processes.
Entry to the competition is free, online and open to anyone, enabling diverse teams to work together. Architects, community organisers, performers, artists and activists for example, and even ordinary citizens, are all encouraged to take part. 
http://theatrum-mundi.org/activities/designing-the-urban-commons/
designingtheurbancommons.org 
(full website 25th March)




lunedì 23 marzo 2015

I bambini non sono merci da consegnare!


Da curiosa ed appassionata websurfer appena visto l'avviso, ho recuperato il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) preparato sotto la guida del giovane Assessore Maran.
La curiosità era tanta viste le energie messe in campo in questi pochi anni di gestione.

Il documento è un bel manuale completo, ricco di spiegazioni e numeri. I commenti potrebbero essere molti e differenziati, ma ho avuto la fortuna di assistere alla presentazione di venerdì 20 Marzo in Consiglio di Zona 8 e, confesso, mi sono risparmiata una zelante e completa lettura delle 362 pagine del documento di progetto, concentrandomi sulle parti che più mi interessavano. Rimandando all'articolo di Fabio Casiroli (apparso sul Corriere Milano in data giovedì 5 marzo u.s.) per quanto concerne le riflessioni generali sulle strategie di metodo e di progetto infrastrutturale, mi sono concentrata sui temi che coinvolgono le abitudini di vita di quartiere delle famiglie con figli.

Il Piano prospetta la strategia VISION ZERO, dall'esempio del sindaco di New York che unisce le attività di controllo e di sicurezza a quella del disegno progettuale del livello zero (ovvero il piano campagna dove si articolano i flussi in movimento).

Il Piano promuove in linea strategica la mobilità sostenibile prevedendo un rafforzamento delle linee di trasporto pubblico, di postazione di bikesharing, di introduzione di nuove zone a traffico calmierato e di implementazione dei raggi verdi. Loda le iniziative diffuse sul territorio che promuovono la mobilità scolastica con modi sostenibili (bicicletta e piedi ).

La realtà di oggi monitorata dai dati di Piano non è tuttavia entusiasmante: solo 3% delle famiglie ha partecipato all'indagine Pedibus ed i progetti car free (chiusura temporanea del tratto stradale antistante la scuola negli orari di ingresso/uscita principali) riguardano solo l'1.4% delle scuole.

Consapevole di questo risultato parziale, il Piano indica una strategia di intervento istituendo una struttura operativa finalizzata alla redazione di proposte di intervento riferite alle singole scuole. Ad ora sono individuati due organi di lavoro: il Gruppo di coordinamento interassessorile deputato al coordinamento, alle attività di advocacy presso le scuole e con ruolo di controllo e validazione delle attività svolte dai 9 gruppi di lavoro operativo (uno per zona di decentramento).

Dopo aver vissuto tante analoghe esperienze (in realtà dimensionalmente minori) a condurre presentazioni pubbliche di piani elaborati, è stato istruttivo trovarmi da cittadina – con sufficiente competenza – ad ascoltare quanto veniva raccontato in generale e con focus su zona 8.

La prima sensazione, persistente per tutta la durata della presentazione, è stata la grande distanza fra gli interlocutori ed il pubblico. La platea ascoltava interessata ed educata, ma il divario tra domande e risposte era incolmabile. Questo è comprensibile: parliamo di un Piano della Mobilità per una città da quasi 1.4 milioni di abitanti, che già oggi (prima della trasformazione in città metropolitana) somma più di 5 milioni di spostamenti nel giorno medio feriale. Se giustamente un Piano di Mobilità getta le basi strategiche per la dotazione infrastrutturale e gli obiettivi, molto ancora manca per finalizzare i traguardi nelle unità di quartiere.

L'accusa di mancanza di partecipazione con il territorio, avanzata da alcune istanze, non rappresenta necessariamente una polemica politica ma l'evidenza – a mio avviso - di una criticità nel metodo di lavoro. Se da un lato non è credibile che un PUMS entri nel dettaglio di aspetti locali proprio perchè di area vasta e con indirizzi strategici (e quindi è sbagliata in sè la modalità di incontri di presentazione del piano), bisogna prendere atto che la delega di connessione con il territorio, demandata ai consigli di zona, non sta funzionando, nonostante il grande impegno profuso da alcuni consiglieri.

La zona 8 (che meglio conosco) raccoglie in un unico confine realtà diverse ed ugualmente importanti: il Gallaratese, Quarto Oggiaro e una porzione di zona semicentrale: tutte con istanze, dinamiche, interlocutori e condizioni di riferimento spesso divergenti. L'istituire un gruppo di lavoro per piani di mobilità scolastica, incernierati sempre sul nodo dei consigli di zona puo' rivelarsi solamente una perpetuazione degli errori già commessi.

La scuola che frequentano i miei figli non ha partecipato alle iniziative pedibus e siamonatipercamminare, eppure ha ottenuto una zona carfree temporanea (con tutte le polemiche del caso) e mediamente più del 50% dei bambini non viene accompagnato in auto.
Il pedibus nasce spontaneamente, come un lento corteo che si ingrossa avvicinandosi a scuola. Chi con la bicicletta, a piedi, con skate o monopattini, ritrova amici e compagni sul proprio percorso.

In questi mesi invernali, la linea autobus sostitutiva del tram lungo via Mac Mahon, si trasformava in uno scuolabus, con appuntamenti, corse, attese e gare con chi procedeva a piedi.
Le mamme con un impegno urgente ed imprevisto affidano i bambini agli amici di turno che passano in quel momento davanti al portone e si accordano per la merenda al parco dopo l'uscita scolastica.
Al passaggio si monitora la condizione dei marciapiedi e degli attraversamenti, spesso devastante nonostante i continui interventi. Volti sconosciuti vengono individuati e controllati a distanza dai genitori. I bambini si dettano le regole – che ben conoscono - fra loro.
Davanti a scuola i gruppi delle classi si riuniscono per entrare insieme, chi ha ancora i genitori presenti dà un fugace ed imbarazzato bacio sulla guancia e corre in classe; chi è stato lasciato in affido riceve una carezza ed un augurio di buona giornata dal genitore affidatario occasionale.

All'uscita, quando piove, chi ha un auto provvede ad un spontaneo carpooling. In caso di bel tempo e di mancanza di impegni pregressi, si inizia a smangiucchiare una merenda e ci si accorda per il trasferimento ai giardini di zona. Qualche mamma approfitta per lasciare il figlio e correre a fare la spesa o preparare una lavatrice.

Dubito che tutto questo possa essere esaminato da un Piano della Mobilità Scolastica, perchè è vita vera, di quartiere, di affetti , di condivisione e di rispetto per le persone e le cose.
Ed uno schema partecipativo premodulato non potrà mai cogliere la bellezza e l'entusiasmo di quei “percorsi casa-scuola” che diventano un esperienza di gioco, di incontri. A volte di studio con la ripetizione della lezione prima della verifica. O il saluto ai commercianti di via al passaggio quotidiano dei bambini. O il portiere del palazzo che rincorre per gioco i bimbi con la canna dell'acqua mentre pulisce il marciapiede. O ancora il canto sull'autobus de “La leggenda del Piave” che fa commuovere le nonne sedute.


Queste sensazioni positive colmano il cuore di chi ha la fortuna di vivere questi momenti di incontro e rendono sopportabile (o meglio dire meno urgente) la mai soddisfatta richiesta di percorsi ciclabili (anche condivisi, ma frequentabili in sicurezza), di attraversamenti pedonali protetti, di rastrelliere per il parcheggio, di zone verdi lungo strada, di un trasporto pubblico efficiente, di muri puliti, di attività di quartiere, di marciapiedi senza buche (che rompono gli zaini trolley).  

mercoledì 11 marzo 2015

More about scaling of city

In un mio precedente post relativo ad alcune riflessioni legate al IPPC WGIII report, accennavo alla discussione relativa allo "scaling factor" nell'urbanizzato. Ora ritrovo l'argomento nel sito complexcity.info.



The scaling properties of cities are reflected in these morphologies:
a) Cities change shape as they change in size – this is allometry
b) There are many more small cities than big cities, and this scaling reflects competition for resources: to be a big city you must be a little city first
c) Cities are distributed with respect to their size in such a way that little cities are nested in the hinterlands of bigger cities. This implies big cities are spaced more widely than little cities – this is central place theory.
d) People interact with each other more intensely in bigger than smaller cities. (..)
e) People interact with one another less with increasing distance between them: this is the gravitational law.
f) Other kinds of interaction that diffuse over space, fall off with distance from their source. This tends to reduce the potential interaction effects of bigger cities.

The Laws of Urban Scaling
• As they grow, the number of ‘potential connections’ increases as the square of the population (Metcalfe’s Law, the network equivalent of Moore’s Law)
• As they grow, the average time to travel increases
• As they grow, the ‘density’ in their central cores tends to increase and in their peripheries to fall
• As they grow, more people travel by public transport
• As they get bigger, their average real income (and wealth) increases (the Bettencourt‐West Law) – this is allometry.
• As they get bigger, they get ‘greener’ (Brand’s Law)
• As they get bigger, there are less of them (Zipf’s Law) – this is city size – rank size

Di queste affermazioni, alcune mi hanno colpito e mi hanno condotto ad una riflessione:
se la dimensione ridotta è potenzialmente uno stato di transizione e ogni città vorrebbe ingrandirsi, è possibile che cio' avvenga singolarmente o solo in un ottica di agglomerato metropolitano?


lunedì 9 marzo 2015

Human settlements & infrastructure planning

IPCC WGIII AR5 chapter 12 meets some interesting items about climate change concerning urban structure.

What is urban. Often the boundary problem tries to focus three different methods: administrative, functional and morphological behaviour. That's not trivial nor univocal, since urban settlements may have different distribution and consistency. Moreover the magnification of Green Metropolis (see David Owen, 2009 ISBN 9781594488825) do not consider GHG emission produced outside the city border.  Human settlements are typically smaller than infrastructure they require and in which they are embedded; important emission sources may therefore be located outside the city territorial boundary.

Urban areas worldwide share some common GHG emission's drivers (all interdependent): Economic geography, Sociodemography, Technology and urban form.

Law-Scaling patterns. Due to methods stolen from three significant sources : frequency of vocabulary in language, hierarchy of urbanpopulation sizes and allometric scaling in metabolic bodymass rates there is a simplistic attempt to relate emissions to urban scale. But the scaling relationship is not solved.


The best seems to talk about Mature vs Growing Cities.

The four key aspects of urban form and structure are well represented with the following scheme.


source: IPCC WGIII

...a chi pensasse che si tratta di sciocchezze...

L’anno scorso è stato il più caldo mai registrato, secondo due indagini separate della Nasa e della Noaa, l’agenzia federale statunitense che studia gli oceani e l’atmosfera.








Dal 1880, quando sono cominciate le rilevazioni, la temperatura della superficie terrestre è cresciuta di 0,8 gradi centigradi, soprattutto a causa dell’aumento dell’anidride carbonica e delle altre emissioni nell’atmosfera terrestre dovute all’attività umana, spiega la Nasa. A eccezione del 1998, i dieci anni più caldi mai registrati sono tutti successivi al 2000.

Il dato è simile a quello diffuso la settimana scorsa dall’agenzia meteorologica giapponese, secondo la quale il 2014 è stato l’anno più caldo dal 1891.

da L'internazionale / NOAA - National Climatic Data Center

mercoledì 4 marzo 2015

Definite space – fuzzy responsibility

AESOP ANNUAL CONGRESS 2015

While many of the initiatives and powers moved outside public control, the sense of responsibility for spatial change and sustainable development of cities and regions hardly overstepped the domain of city halls and ministries, and planners as their experts. The gap between sprawled powers / potency and blurred sense of responsibility should be the focus of the Congress debates.

Our cities are spreading, the distances that most of us have to travel for jobs, shopping, entertainment, etc. are steadily increasing, and money available for maintenance and improvement of roads, utilities and public services is shrinking. Rich people are retiring to gated communities while some others may remain trapped in social and ethnic ghettoes.

All these problems are expected to be tackled by planning as an instrument for urban and regional management. But planning itself was affected by drift from hierarchic control by state and local governments, through public-private partnership projects, to governance where the actual field of municipalities´ and states´ action is dissolved and shared with business. Also many services formerly provided by public domain have been outsourced.

Who should take responsibility for how the cities and regions are being changed?

http://www.aesop2015.eu/

vedi anche Franco Farinelli IL CONFINE GEOMETRICO
da http://nuke.luogoespazio.info/GEOVIDEO/tabid/510/Default.aspx


ancora falda a Milano

A proposito della IFOU conference del post precedente, segnalo agli interessati, che esiste una sessione intitolata: C: True Smart & Green Urban Planning and Governance.
Si parla di città, di politiche amministrative e di resilienza. Mi sarebbe piaciuto molto vedere un abstract relativo alle dinamiche della falda e sue ripercussioni nel funzionamento dei servizi a Milano. Anche nelle sessioni D (True Smart & Green Urban Design and Visions) ed E (True Smart & Green Urban Technologies and Infrastructure Systems) c'era spazio e modo; anche solo per vedere un sistema di mappatura 3D dei servizi e del costruito nel sottosuolo.
Ma anche questa volta...nulla!
Intanto ho scoperto la storia del Mar Padano (e meno male che si vuole abolire l'insegnamento della geografia a scuola).


Mar padano al tempo dei Libui=Liguri dal 25.000 a.C. in poi
da http://nuke.costumilombardi.it/storialombarda/MarPadano/tabid/173/Default.aspx

Where's Wally? In search of citizen perspectives on the smart city


abstract for session A  at 

Academics, technology companies, public administrators, journalists and marketing agents have celebrated, critiqued, bought, sold, reimagined and redefined the smart city concept. Despite the rise in research and news articles regarding the smart city, perspectives of smart city citizen have been noticeably absent from this growing discourse. The authors' recent systematic literature review, a forthcoming publication, highlighted that citizen perspectives on what a smart city should and could be are largely absent from peer-reviewed publications. In the few exceptions found by the review, the incorporation of citizen perspectives was superficial at best. The primary purpose of this paper is to address that absence of citizen voices. This paper details a research project that explored how citizens in London, Manchester, and Glasgow responded to the smart city concept. Participants were asked questions regarding their prior knowledge of the phrase 'smart city', their thoughts relating to what it means for a city to be smart and what a 'true' smart city might mean to them. The paper compares and contrasts the findings from the research with the dominant rhetoric about smart cities, as identified through the systematic literature review. Furthermore the paper offers a critical assessment of the values underlying the phrase 'the smart city'. It aims to deconstruct some of the expectations that citizens hold for their cities' politicians, policy makers, planners, academics, and technology companies. We argue that these perspectives from citizens can be used to inform responsible development, spatially and socially inclusive technologies, and ultimately more resilient cities.


 see http://www.sciforum.net/conference/ifou/a
True Smart and Green City?
The 8th International Conference of the International Forum on Urbanism (IFoU)