mercoledì 3 dicembre 2014

dopo un mese e più di silenzio...


Covert art for

..in cui ho raccolto informazioni, frequentato seminari e convegni, imparato, sperato, posto ora un collegamento ad una delle riviste più belle che ora parla anche dei temi a me cari.
Cercate THE URBANIST su THE MONOCLE. radio podcast, video etc etc...



lunedì 20 ottobre 2014

La riduzione delle auto in America



Come scritto qualche post precedente (The end of car culture) appaiono sempre piu studi  ed articoli made in US che mettono in evidenza la tendenza delle nuove generazioni a non considerare l'auto come un bene necessario ed indispensabile.

Il distretto di Columbia ha osservato che tra il 2010 ed il 2012 il numero di nuove abitazioni senza parcheggio è  stato del 88%. Rispetto a tutte le abitazioni esistenti ci stiamo avvicinando ad una quota del 40% di abitazioni prive di parcheggio nonostante l'aumento dei salari della zona superiore al 9%.

Quindi solo il 12% ca delle nuove abitazioni realizzate chiede infrastrutture stradali, parcheggi, gasolio e aggiunge congestione ed inquinamento, rispetto ad un trend medio su tutte le abitazioni del 62%.

A questo punto la domanda spontanea è nell'adeguatezza dei regolamenti che impongono uno standard minimo di parcheggio: siamo obbligati a realizzare costose infrastrutture, a consumare suolo per una flotta di auto che non sarà acquistata!

DAti analoghi risultano anche dalle analisi delle statistiche di San Francisco.

http://www.economist.com/node/21563280
Esistono poi ormai diverse ricerche che mostrano come si siano raggiunti gli asintoti di diversi indicatori di mobilità: distanza totale percorsa, distanza media per conducente e numero totale di viaggi.
Sempre negli Stati Uniti tra il 1983 ed il 2010 la percentuale delle nuove generazioni senza patente è cresciuta dal 20 al 28%. Nuove tecnologie e costi di gestione hanno sicuramente influito sulle tendenze.
La tendenza alla concentrazione della popolazione nelle aree urbane , la diffusione dei trasporti di massa hanno aiutato il cambiamento.

Zipcar condivide 9000 auto su 700.000 abbonati, Buzzcars 9000 auto su 605.000 abbonati

Come sembra ormai tempo di rivedere i regolamenti della programmazione urbana sui minimi di parcheggio, le statistiche sulle proiezioni relative alle percorrenze kilometriche dovrebbero suggerire alle amministrazioni di modificare la strategia di spesa sulle infrastrutture di mobilità privata.

US_VMT_NCHRP_750
http://www.ssti.us/2014/09/nchrp-report-shows-high-variation-but-general-decline-in-vmt-forecasts/

Anzichè costruire nuove strade bisognerebbe lavorare per migliorare/correggere quelle esistenti, e poi ripensare alle voci di bilancio che si basano sulle tasse legate all'uso dell'auto (carburanti, multe, pedaggi). Il picco dell'auto è piu visibile infatti proprio nelle aree ricche del pianeta.
E c'è infatti chi sta pensando ad una revisione degli uffici istituzionali di mobilità (The Innovative DOT).

martedì 14 ottobre 2014

il bene comune e la caduta degli angeli

Oggi, rimbalzando da un link all'altro, ho trovato un paio di articoli, che hanno mosso la mia emozione intima, mettendo nero su bianco un pensiero sul quale ragiono da tempo. Mi ha fatto tornare agli scritti di Ivan Illich (Disoccupazione Creativa, 1978) quando attacca il dominio delle professioni. Illich scriveva:
" I nuovi specialisti, che di solito provvedono a bisogni umani che la loro specialità ha creato, tendono ad atteggiarsi ad amanti del prossimo che forniscono una qualche forma di assistenza. Arroccati piu' saldamente d'una burocrazia bizantina, internazionali piu' d'una Chiesa universale, stabili più di qualunque sindacato, possiedono competenze più vastedi quelle di qualsiasi sciamano ed esercitano sulla prorpia clientela un controllo piu' stretto di quello della mafia."

Ora sembra che la ribellione si stia compiendo.
Giovedì scorso, all'evento organizzato da CasaClima presso Expogate, ho con piacere ascoltato lo scambio di opinioni finali tra l'organizzatore e Beppe Severgnini, ospite a sorpresa. Alla domanda del giornalista sui motivi per cui non si applicano i principi di sostenibilità nella costruzione e nella ristrutturazione fuori dalla regione autonomia del Trentino, la risposta è stata "mancanza di fiducia nei progettisti".
Quindi il tema è la mancanza di fiducia. anche questa volta.

Nell'articolo The Death of Planning Expertise l'autore si esprime rispetto all'evidenza che la conoscenza sperimentale delle comunità attive oramai si confronta a pari livello con la comunità di esperti professionali, riconducendola a 2 fenomeni sociologici specifici. Il primo è relativo alla diffusione della conoscenza tramite web e quindi a tutti gli effetti di una forma di decentralizzazione delle competenze. Il secondo mette in causa la scuola di pensiero di "wisdom of crowds" ovvero l'idea che la conoscenza diretta e l'esperienza (ancorchè non scientifica) di molti sia di pari valore di una competenza scientifica riconosciuta di pochi singoli.

Rueben Duarte, pianificatore a Los Angeles, vive sulla propria pelle il conflitto. In The Fall of Planning Expertise racconta come sempre più frequentemente i professionisti della pianificazione vengano aggrediti in assemblee pubbliche, spesso attaccati e demoliti con argomenti anedottici e poco attinenti. Spiega la complessità delle competenze necessarie, l'importanza di un approccio integrato e specifico e riconosce l'im portanza della partecipazione. Conosce i meccanismi della partecipazione ed i costi legati ad essa, ha visto come l'istituzione politica si è arresa al consenso elettorale e la rete professionale ha ceduto la sua influenza. E richiama entrambe le parti ad essere coscienziose ed oneste,

In Jane Jacobs and the Death and Life of American Planning si inizia parlando di Professione Triviale (o minore) e di come l'aver disatteso gli obiettivi di sostenibilità nella pianificazione urbana abbia svalutato le competenze e l'importanza del pianificatore. Ripercorrendo l'evoluzione della disciplina ci si sofferma su 3 eredità della generazione Jane Jacobs.

1. It diminished the disciplinary identity of planning

Le specifiche competenze di pianificazione, che rientravano nelle discipline del paesaggio, hanno prodotto mostri urbani quali molti progetti di rigenerazione urbana che hanno distrutto l'identità originale ed il contesto sociale dei quartieri. Dalla superspecializzazione quasi tossica si è virato verso un ampliamento sfilacciato delle interazioni che ha trasformato i pianificatori in " Esperti di tutto, maestri di niente".
Personalmente ammiro il pensiero di Jane Jacobs e l'osservazione la riconduco al fatto che nella nostra nazione il ruolo del pianificatore non è mai stato riconosciuto.

Non esiste specializzazione ingegneristica che lo contempli, il pianificatore architetto è spesso molto esteta e poco tecnico, il pianificatore (laura magistrale) ha conoscenze IT (gis e mappe, dati) e di capacità di lettura dei piani e dei programmi. Ma non ha nessuna cultura tecnica del territorio, ne di contesto sociale.

2. Privileging the grassroots over plannerly authority and expertise meant a loss of professional agency

Ovvero, l'atto di straordinario altruismo concesso alla cittadinanza attiva nel collaborare ai progetti urbani. Nessun altra nicchia professionale ha fatto tanto. Immaginate gli economisti della Federal Reserve chiedere ai cittadini opinioni sulla politica fiscale? Se l'apertura alla cittadinanza è stata una concessione per arginare lo sviluppo impazzito, ora la "bestia" non è più disposta a farsi chiudere in gabbia, tanto da denigrare il ruolo del pianificatore a mero facilitatore.

Inoltre la debolezza degli strumenti di collaborazione con la cittadinanza è legata all'assunto che i gruppi attivi siano Ghandiani ed abbiano a cuore solo gli interessi comuni. Ma questo assunto è falso, in particolare fintanto che la maggioranza dei cittadini è troppo occupata, troppo apatica o concentrata sui propri figli per guardare oltre ai propri diretti bisogni. e quindi il rischio che organizzazioni cittadine nascondano interessi privati, che possono mettere a disposizione energie e risorse per raggiungere il proprio obiettivo.

La gestione partecipata è stata spesso occasione di raccolta di preferenze politiche. Il dilemma è ben descritto dagli autori degli articoli e non ha soluzione facile. Se condivido un approccio partecipativo riscontro comunque le debolezze citate: la presenza di gruppi di interesse, l'apatia della maggioranza, il livellamento della competenza e la rappresentatività del gruppo. Se parlo di cambiamenti climatici in un seminario e per par conditio invito al contraddittorio un negazionista ed un allarmista, pur avendo entrambe le voci la platea percepirà che le valutazioni scientifiche sono per il 50% negazioniste. Ma questo non è vero. La popolazione dei negazionisti assoluti è di pochi punti percentuali, ma il suo diritto di parola , non proporzionale alla sua rappresentatività, sarà sopravvalutato dagli astanti.

3. the seeming paucity among American planners today of the speculative courage and vision that once distinguished this profession

Ci sono esempi di come in un bar o in una scuola sono stati pensati progetti da non addetti, raccolto firme, fatto petizioni e realizzato opere fantastiche: belle, utili e sostenibili nel lungo periodo. Perchè avviene questo? dov'erano i pianificatori? Forse impegnati in progetti grandiosi, a rispettare scadenze, ad ottenere i permessi richiesti dal cliente, a sollecitare i pagamenti. 

Se questo ultimo articolo tenta di colpevolizzare l'evoluzione Jacobs, personalmente apprezzo la chiusura del testo che affronta come dovrebbe essere addestrato il bravo pianificatore.

Gli studenti di pianificazione oggi hanno bisogno di una più robusta suite di abilità e competenze che attualmente stiamo fornendo: hanno bisogno di essere in grado di vedere il quadro generale e le parti da vicino; e anche se non addestrati a progettare le parti stesse, hanno bisogno di sapere come tutte quelle parti si incastrano. hanno bisogno, di comprendere, analizzare e influenzare la varietà di forze - sociali, economiche, culturali, giuridiche, politiche, ecologiche, tecnologiche, estetiche, ed altre ancora -. Plasmare l'ambiente costruito significa che, oltre a seguire corsi di economia e di diritto e la governance , gli studenti dovrebbero essere addestrati per essere attenti osservatori dei paesaggi urbani per avere una conoscenza di lo sviluppo storico dei luoghi e modelli sul territorio. Dovrebbero capire come l'infrastruttura fisica di una città funziona - la meccanica dei sistemi di trasporto e di utilità, fognatura e rete idrica. Essi devono conoscere i fondamenti dell'ecologia e dei sistemi naturali di un luogo, essere in grado di leggere un sito e la sua morfologia e la vegetazione, sanno che un grande acero diffusione nel mezzo di un boschetto di pini, una volta era solo in un pascolo aperto.  
Hanno bisogno di conoscere le basi di analisi di impatto e di essere in grado di valutare le implicazioni di una proposta di sviluppo del traffico, qualità dell'acqua e l'impronta di carbonio di una città. E mentre essi non possono padroneggiare tutte ingegneria sito, dovrebbero essere gli analisti del sito competenti e - ancora più importante - essere abili nella valutazione delle planimetrie degli altri. Tale formazione porrebbe competenza nella formazione e gestione dell'ambiente costruito in collaborazione e non competizione con il sistema naturale, ovvero una pianificazione sostenibile.

Ovvero richiama il concetto di buon pianificatore come professionista che studia a livello integrato il sistema naturale ed antropico ed ha strumenti e sensibilità per ragionare sulle potenzialità di lungo termine del territorio. In realtà tutte e 3 le eredità Jabobsiane spiegano come il ruolo del pianificatore richieda una competenza integrata e specifica, una capacità di visione nel lungo periodo (sostenibile, appunto come dicono i francesi "durable") ed una granitica onestà intellettuale. 





lunedì 22 settembre 2014

media contro regime

Cannibalizzando un filone inventato da un noto quotidiano online segnalo questi 3 episodi sul tema della mobilità...

l'istrionico Marco Ponti durante un incontro notangenziale.org ad abbiategrasso (dal minuto 11 in poi - binario o cemento? parte 5)




oltre alla puntata di Presa Diretta di ieri domenica 21 settembre :

Trasporto pubblico - Presa Diretta del 21/09/2014


Una terza ed ultima riflessione. Sebbene gli USA siano reticenti a firmare accordi sul clima, in quel paese (grande, almeno per la sua estensione) hanno organizzato un movimento che vuole andare oltre alle pratiche quotidiane di sostenibilità del singolo privato cittadino , muovendosi come una lobby per modificare le scelte strategiche.
Nella giornata del people's climate march (ieri 21 settembre - http://peoplesclimate.org/) A New York sfilano Di Caprio, Sarandon, Ruffalo. A Roma, in sella alla sua Graziella, la Boldrini. Londra, New York, Colonia, Bruxelles e molte altre grandi città di tutto il mondo registrano numeri altissimi, testimoniati dalle foto scattate da utenti e giornalisti.  A Roma, ma in generale in tutta Italia, le foto che vengono postate sui social sfiorano l’avvilente, se non il ridicolo. In un’immagine, addirittura, vengono ripresi un gruppetto di turisti ai Fori Imperiali con un hastag (#Romaxpeople’sclimatemarch) a dir poco entusiasta. Ad ognuno il suo.




http://www.improntaunika.it/2014/09/flop-marcia-in-italia-scoperta-comunita-speciale/

lunedì 8 settembre 2014

un "movimento senza nome"

Riporto integralmente un testo dalla pagina de I colloqui di Dobbiaco 2014.
E' bellissima e non voglio perderla....

Diventare capaci di futuro

Viviamo in tempi di cambiamento
Come può accadere, ciò che deve accadere? È scritto anche sui muri che qualcosa deve essere fatto. Sappiamo che il 21° secolo detiene drammatici rischi: In tutto il mondo sta cambiando il clima, le montagne di debiti rendono la crescita economica una chimera, ovunque continua ad aumentare il divario tra ricchi e poveri. A livello di governo, tuttavia, la rimozione dei problemi regna suprema, da nessuna parte si ha la sensazione che le classi dominanti abbiano riconosciuto i segni dei tempi. Ma il cambiamento, insidioso e sovversivo, è in corso.
Esso non aspetta le risoluzioni dei congressi dei partiti né le direttive UE, ma avviene attraverso piccole e grandi iniziative che nascono in molti luoghi nella società. Certo, la maggioranza della società non è ancora coinvolta. La storia, però, raramente è stata fatta da maggioranze, quanto piuttosto da minoranze. Anche se le minoranze non hanno alcun potere, hanno però influenza. Reagiscono presto ai cataclismi imminenti, incarnano nuove sensibilità, articolano nuove domande e implementano nuove soluzioni. Così è decollato negli ultimi decenni in tutto il mondo un “movimento senza nome” (Paul Hawken), che va dall’agricoltura biologica al commercio equo, dalle case a zero energia all’industria solare, dalle iniziative di quartiere alle reti internazionali di ricerca socialmente responsabile. Il movimento senza nome non ha testa e nessun centro, ma è vario e globale. La tutela dell’ambiente, la giustizia sociale e - al di fuori dell’Europa - i diritti dei popoli indigeni in tutto il mondo sono i loro principi guida e, nonostante tutte le differenze, li riunisce un pensiero di base: I diritti delle persone e la rete della vita nella natura sono più importanti dei beni e del denaro.
Non è un caso che per questa Nuova Internazionale né falce né martello si prestano come simbolo, ma nella migliore delle ipotesi è Internet. A differenza dei movimenti contadini o operai la sua forza nasce meno dalla mobilitazione delle masse, ma da un cambio di mentalità e da soluzioni intelligenti. Opera più attraverso la diffusione di utopie concrete che da un accumulo di forze; nel suo modo di agire segue di più il modello epidemiologico della contaminazione che non quello meccanicistico della concentrazione delle forze. Questo non può essere altrimenti, visto che siamo di fronte a un cambiamento di civiltà e non semplicemente a una sostituzione della classe dirigente.

Una svolta mentale e culturale
Quindi non si tratta solo di obiettivi e risultati delle iniziative che hanno fatto della capacità di futuro il loro programma, ma si tratta anche dello spazio interno, che queste iniziative devono creare, se non vogliono morire. Va tenuto presente e distinto: la pianificazione e l’attuazione del progetto è una cosa, l’altra è l’interiorità dei pensieri, dei sentimenti e delle forze decisionali. In questa sfera si decide se i partecipanti al progetto tornano a casa incoraggiati o demotivati, se lavorare insieme irradia calore o piuttosto emana freddezza, se il gruppo viene preso da un sentimento collettivo o dilaga la stagnazione. Alcuni progetti falliscono a causa di questi scogli della coscienza, mentre altri vi navigano intorno ed emergono forti. Scoprire e cambiare lo spazio interno è un lavoro personale, senza la mobilitazione interna delle emozioni e della volontà i progetti per un futuro sostenibile non si faranno.

Cambiare il discorso sulla capacità di futuro
Il discorso sulla sostenibilità deve cambiare. Il motto è contare e rac-contare. Gli studi sulla sostenibilità abbondano di dati sui consumi, sui tassi di perdite e contrazioni, sugli obiettivi di riduzione. Ma i numeri da soli non ispirano, semmai informano. La curiosità, la gioia di sperimentazione e l’impegno entrano in gioco quando il senso di possibilità delle persone si sveglia. Poiché i numeri difficilmente motivano né ispirano, ci vogliono le narrazioni in grado di disegnare per l’occhio spirituale delle immagini mentali. Certo, le tabelle e i diagrammi, l’intera presentazione grafica di curve, colonne e torte presentano al lettore in modo chiaro, rapido e facilmente leggibile i rapporti numerici, ma stimolano solo la sua memoria e non la sua empatia. Non c’è modo di parlare in maniera oggettivistica  riguardo ai bisogni o gli ideali, il gusto o la saggezza, gli interessi o le rimozioni, la storia o il futuro, le paure o le utopie; ma è questa la sostanza di cui è fatto il cambiamento.
E di più. In molte rappresentazioni scientifiche la natura viene ridotta al mondo-ambiente (Umwelt). Gli animali e le piante, l’acqua e le rocce vengono presentati solo come dati oggettivi e non come mondo collettivo (Mitwelt). Le sorprese e le stranezze della natura, i suoi suoni, colori e forme non entrano in un discorso riduttivo sulle variabili di consumo. La natura, rappresentata in tal modo, difficilmente smuove le emozioni delle persone. La ricerca di dati oggettivi ricorda l’ideale tradizionale scientifico di produrre sapere al di là del conflitto sconcertante delle opinioni. È ben noto che il prezzo per questo “progresso” era di tagliare qualsiasi collegamento tra il soggetto che osserva e l’essere naturale osservato, escludendo in tal modo che i due si incontrassero come esseri viventi. In contrasto con la visione meccanicistica del mondo il romanticismo ha sempre insistito che non solo l’uomo interviene sulla natura, ma anche la natura parla all’uomo. Aprirsi alle sue impressioni, sentire la sua voce e la sua intenzionalità, richiede una percezione speciale. I sensi e l’immaginazione giocano un ruolo particolare, per alimentare ed espandere il mondo-del-sé con esperienze e cognizioni.

Wolfgang Sachs estratte dalla prefazione al libro di Shelley Sacks e Hildegard Kurt “Die rote Blume. Ästhetische Praxis in der Zeit des Wandels” (Il fiore rosso. Prassi estetica in tempi di cambiamento).

grazie federico!

Scrivo una lettera aperta, come se fosse un email a Federico Bastiani, Ideatore di Socialstreet, a commento di un suo articolo su www.ilfattoquotidiano.it.


Buongiorno Federico,

desideravo ringraziarti per il tuo articolo, nel blog de Il fatto quotidiano, nel quale specificando la tua totale e volontaria estraneità a logiche economiche e politiche, ci avvisi di come il mondo economico-politico-istituzionale stia "allungando le mani" sulla cittadinanza attiva per coprire molti dei disservizi dovuti a mancanza di fondi e prospettive economiche.

Ho 43 anni e due figli e negli ultimi anni mi sono trovata per necessità e/o per scelta (a secondo se il bicchiere lo si vede mezzo vuoto o mezzo pieno) ad avvicinare argomenti di socialità, beni comuni, collaborazione informale nel quotidiano.

Il tutto si è innescato all'interno del percorso alla scuola materna dei miei "nani": rappresentante di sezione, poi genitore eletto in rappresentanza cittadina per i servizi di Milano. Vivendo il vicinato (non più 24h in ufficio) scopri tutta una serie di criticità ed opportunità, per cui basterebbe poco, veramente poco, per vivere meglio. Che si chiami resilienza, che si chiami cittadinanza attiva, collaborazione poco importa. Scopri le tensioni dovute agli approcci di vita diversi, devi mediare, capire, etc...

E visto che non è nella mia indole fare barriccate o organizzare picchetti, cerchi la strada chiedendo, studiando, per poter realizzare qualche piccola iniziativa che faccia vivere - un poco meglio - te e gli altri. E comunque non ti faccia decerebrare, pensando solo ai pannolini o ai vestitini dei bimbi.

Cose forse un tempo delegate ai pensionati (con reddito certo, ancorchè basso, e molto tempo libero oltre alle capacità e le competenze). Le dinamiche economiche e sociali che stanno stravolgendo la nostra generazione, hanno per tante persone (e penso soprattutto all'universo femminile) reso disponibili margini di energie mentali e fisiche che vengono (ma potrebbero in modo molto piu importante) concentrate a colmare le mancanze e contenere le criticità del vivere quotidiano.

Mi sono resa conto in questi mesi/anni che purtroppo spesso le istituzioni costituiscono una barriera alla progettualità, anche se prese singolarmente assessori, consiglieri etc. sarebbero estremamente proattivi ed innovatori.

Questa indolenza ed astenia istituzionale ha reso possibile che si sia passati dal concetto di NIMBY (not in my backyard) al concetto opposto YimbY (Yes in my backyard), nel quale la cittadinanza, singola o organizzata, sviluppa e promuove una propria progettualità a fronte degli interventi minimi delle amministrazioni. Privati cittadini o associazioni che si sentono consapevoli (in quanto utilizzatore finale) di meglio conoscere le esigenze e necessità.

Pur comprendendo la necessità di avere una cornice di rispetto e omogeneità all'interno di mondi condivisi (lo spazio pubblico, la scuola, la socialità e mille altri ancora) le istituzioni sembrano accettare solo qualche timida apertura ad associazioni note o ben allocate, e molto più spesso approfittare di finanziamenti elargiti da coscienziose fondazioni, attraverso la progettualità dei cittadini. Non è una questione di colore politico ma complessivamente di regole ed istituzioni.

L'impressione è che una nuova borghesia (quella vecchia è stata dissolta dalla crisi ) stia ricostruendo il tessuto sociale al quale affidare la discussione di temi importanti ed etici, le contraddizioni sulla didattica nelle scuole, la cura degli spazi comuni e probabilmente quindi la capacità di discussione democratica che secondo Amartya Sen è la base stessa della democrazia.

Chissà se questa nuova borghesia sarà capace di non utilizzare il contesto per saltare sul "ricco carro della politica" e invece stimolare le istituzioni a definire un nuovo quadro strategico, in cui fissata la visione e fissate le regole di condivisione e di rispetto reciproco, si possa lavorare per un bene comune, l'unico: la vera qualità della vita in ogni sua forma.

Grazie ancora
Claudia





tagliare i ponti (2): errata corrige



Il post precedente era stato scritto con l'ingenuità e la superficialità di chi non sa ma vuole capire...

Nel frattempo ho letto Paolo Rumiz - Maschere per un massacro . 

E' un libro che ho scovato con la mia testardaggine, mente ero al lago, in una Feltrinelli accogliente nel design ma senza passione per i libri ed il loro significato.
Avevo letto una notizia su internet, ricordavo uno scrittore italiano e l'editore (appunto lo stesso brand del punto vendita). No non ricordavo il titolo, ma il concetto che in quel libro era stata descritta una interpretazione (o forse la verità?) dei conflitti in Bosnia. Nessuno dei venditori ne la responsabile del negozio mi sapevano aiutare. Mi sono seduta sullo scalino dell'ingresso, e con 10 minuti di ricerca dal mio smartphone ho rintracciato prima il nome dell'autore. Mi faccio indicare dove trovo i suoi testi nel negozio e tra i 5 o 6 in mostra non mi sembra di identificare il mio tema. Solo controllando la biografia dell'autore, all'interno del risvolto di uno di questi romanzi, capisco che uno non risulta esposto. Alla domanda specifica la titolare controlla a pc e mi segnala che quello, non essendo un romanzo ma un saggio, era nello scaffale storia!

Sono uscita raggiante con il mio tesoro appena dissepolto e con l'amarezza per essere stata trattata come una sciocca e noiosa fonte di disturbo e di fatica per i collaboratori del negozio.

Vabbe' il libro è sconvolgente. Mi son chiesta se sia giusto fidarsi di quelle parole - oramai non mi fido più neanche della mia ombra, potrebbe uccidermi per un po' di soldi - ma ha senso e puo' essere tutto vero...purtroppo.

martedì 29 luglio 2014

tagliare i ponti

Sono passata da Mostar e Sarajevo durante le vacanze. Volevo che i miei figli, anche se piccoli, iniziassero a vedere cose vere: la natura, la terra disabitata, la vegetazione rigogliosa, i fenomeni carsici,  le tensioni multietniche e le conseguenze delle guerre.

Ho scoperto, nella mia ignoranza storica, che i territori della ex-jugoslavia hanno vissuto (e forse anche generato per certi versi) i piu grandi conflitti mondiali dell'ultimo secolo.

Sul Ponte Latino, a Sarajevo, nel 1914, è stato ucciso Francesco Ferdinando.

Il 5 aprile 1992, in seguito agli eventi bellici, 100.000 persone di ogni nazionalità si riunirono per una marcia della pace a Sarajevo. I cecchini serbi di stanza all'Holiday Inn, allora sede del Partito Democratico Serbo, nel cuore di Sarajevo, aprirono il fuoco sulla folla causando 6 vittime e ferendone altre. Suada Dilberović e una donna di etnia croata, Olga Sučić (1958-1992), si trovavano sul Ponte Vrbanj dove vennero colpite a morte. Il ponte oggi porta il nome Diliberović-Sučić in onore delle vittime.

oggi quei ponti sono stati ricostruiti, ma - per come li ho percepiti - rimangono, più che cicatrici , vere e proprie evidenze dell'esistenza di differenze: il dover fare un ponte presuppone che ci sia una cesura.


Il clima era pessimo, il tempo poco, e non sono riuscita a visitare i resti del villaggio olimpico. Mi hanno detto che la pista da bob è nell'elenco dei 10 posti abbandonati piu affascinanti e misteriosi. E così mi sono tuffata in un sano web-surf sul tema.



qui, qui, e qui (ad esempio)

e così scopro l'esistenza di resti di civilità (inutile) abbandonati e nascosti. Quando parliamo di uso del suolo sarebbe il caso di fare un ripasso...

sud sound

...con affetto scopro che la casa in Puglia è a 200m da un locale dove fanno ottima musica...

mercoledì 18 giugno 2014

conciliazione / partecipazione : formale o informale?



Ho sotto mano qualche riferimento inerente la partecipazione e ho iniziato a riflettere sulla validità e la percorribilità del riconoscimento ufficiale di azioni di partecipazione. Se con partecipazione si intende in primo luogo un coinvolgimento attivo dei cittadini o dei detentori di interesse alla vita pubblica ed ai beni comuni, ne segue quasi inevitabilmente che l'approccio attivo si sviluppi in attività concreta o azione decisionale.
Nell'interagire con cio' che ci stà intorno si viene necessariamente coinvolti nella regolamentazione delle reciproche libertà: diritti e doveri. Quanto la mia azione propositiva e positivamente orientata puo' ledere interessi legittimi altrui e / o scontrarsi con regole e norme?

Ho qualche perplessità che l'istituzionalizzazione del sentimento di comunità sia premiante. Le comunità si costruiscono stimolando l'interesse, ma di volta in volta in base a delle specifiche occasioni legate al territorio, alle sue caratteristiche sociali ed altro ancora. Se nel senso generale possono avere obiettivi similari (appunto di convivenza e di cura del bene comune) di fatto si declinano in una serie di micro attività molto diversificate e di difficile regolamentazione. Quest'ultima ha spesso un effetto deprimente se letta in termini vincolanti, proprio perchè spesso la comunità partecipante nasce per superare un vuoto o un  ostacolo delle regole.

Mi ritengo cittadina attiva oltre che professionalmente fiduciosa nella partecipazione e vivo sulla mia pelle questa contraddizione.

Penso ai servizi all'infanzia ed alle scuole obbligatorie che in modi diversi sono coinvolte in quanto luogo di affetti oltre che luogo fisico di attività pedagogica e didattica, agli spazi verdi ed ai cortili, al vecchio metodo dell'agenda 21, ai piani partecipati, alla conciliazione sul luogo del lavoro.

http://familyaudit.org/ è una certificazione, uno strumento manageriale che promuove un cambiamento culturale e organizzativo all’interno delle organizzazioni, e consente alle stesse di adottare delle politiche di gestione del personale orientate al benessere dei propri dipendenti e delle loro famiglie.
L'istituzionalizzazione estrema (è una certificazione!) di un approcco di vita mi sembra un tantino robotizzante, a meno che - e forse questa è la chiave pratica di lettura -  non diventi un meccanismo per ottenere agevolazioni (ad esempio fiscali) o fondi dall'ente pubblico che vuole dimostrarsi proattivo nel garantire che le attività del proprio territorio siano "concilianti" con la vita familiare e -magari - ottimizzando il sistema di utilizzo dei servizi all'infanzia e di tutto cio' che ruota attorno alla scuola.





giovedì 5 giugno 2014

la mia strada

giochino interattivo per diventare tutti pianificatori della mobilità
come allenatori della nazionale al bar, tutti si intendono di traffico.
almeno facciamo le prove.

We’ve just made a small change to the default layout when you create a new street by adding in a lane of parking on the side, opposite from the transit shelter bulb-out.
Why did we do this?
On-street parking acts as a protective “barrier of steel” between pedestrians and traffic, to use a term noted walkability expert Jeff Speck used in his book Walkable City.
Walkability leads to other benefits, too. Kaid Benfield, Director of Sustainable Communities at the Natural Resources Defense Council, writes:

We take it for granted, but on-street parking buffers walkers from the flow of traffic, providing them with an additional sense of comfort in a highly urban space.  The more comfortable we are walking, the more sustainability and health benefits we can enjoy.

We agree. Many of our streets have this condition, so we’ve updated our default layout accordingly.
And while we’re on the subject: parking doesn’t just buffer pedestrians – it can buffer bikes, too.  Several European cities like Amsterdam and Copenhagen commonly have a row of parked cars separating traffic from bicyclists. While rare in the United States, this design is starting to gain traction in New York City, Chicago and a few other North American cities. We haven’t made this the default condition, but maybe someday we’ll have to – in the meantime, it’s pretty easy to try it yourself!

e c'è anche il manuale del buon pianificatore !

A Tiny Austrian Town Is Reinventing Bus Stops

A Krumbach, 100 km a sud di Vienna , l'associazione culturale della cittadina, ha invitato 7 studi di architettura internazionali a progettare e realizzare delle fermate di autobus di design innovativo ed all'avanguardia. Premio di partecipazione: una vacanza in Bregenzerwald!
Se l'Italia  la patria del turismo e del patrimonio artistico, perchè non possiamo organizzare la stessa iniziativa?

clicca qui per vedere tutte le realizzazioni

martedì 3 giugno 2014

There is a gap in academic literature

John Urry

28 maggio 2014 _ politecnico di milano _scuola di architettura e società

A great author and contemporary sociologist, talking about the mobility paradigm, consider the real meaning of mobility need. A milestone for Dastu, but incredibly no more than 30 people listening... No professional representatives, ever politicians. For all the others who could be interested, some notes following.

The challenge: Complexity of mobility as a knowledge tool for the complexity in city planning

Mobilities paradigm: a new language to approach urban mobility study

Network Capital: is it the other side of social inequality?


Try to imagine what comes after the car

1901 perforazione della moderna industria petrolifera in Texas, grazie alla "perforazione a rotazione"

1899 l'auto elettrica (già esistevano, prima dell'avvento del petrolio) abbatte il muro dei 100km/h “Jamai content”

1914 Detroit Electric Model 46 Cape Top Roadster

Brian Arthur on system change : System innovations at least presuppose the combining of isolated islands of an arcipelago into a different system. This takes 3 or 4 decades. The social character of innovation:
social ties,
beyond the niche phase,
synchronising other disparate elements.

There are Cracks in car system; travel activity has reached a plateau in all 8 countries;
Richard Buckminster Fuller: “You never change things by fighting the existing reality. To change something, build a new model that makes the existing model obsolete.”

John's answers & comments

on significance of sprawl: perchè non provare a ribaltare la gerarchia delle infrastrutture di spostamento? Prima i marciapiedi, poi le piste ciclabili, etc etc: per cambiare paradigma è necessario cambiare le regole.

on post car infrastructure: la città digitale, dove lo spostamento fisico è sostituito da quello virtuale potrà esistere, ma non sarà necessariamente una buona notizia.

on freight flows: importance of Container (UTI) altra formulazione del concetto di normalizzazione/pacchettizzazione per unità definite (come la pila?!). (ndr. Dove sta il confine tra l'utilità e la disutilità della normalizzazione? Il superamento della personalizzazione – speciespecifico?-)


con Saskia Sassen e Richard Senneth in Mobilities in cities

venerdì 2 maggio 2014

ecoquartieri: perchè non utilizzare i metodi scientifici esistenti?

Finalmente trovo un caso in cui un piano regolatore (o PGT) fa riferimento diretto alle metodiche di valutazione di sostenibilità nel costruito civile.
Sentivo il bisogno di vedere porre un limite all'inflazione della terminologia "sostenibilità": si partì con ECO, poi BIO, proseguì con GREEN (un inglesismo tanto per dare una nota di glamour), venne poi la SOSTENIBILITA' . Ma ora la nuova frontiera è la RESILIENZA.
Se nessuno pone un limite (un copyright) sui termini tecnici - ora il problema è con SMART CITIES & COMMUNITIES" - chiunque si sente libero di titolare qualsiasi cosa con un aggettivo "eco...": basta una fontana con un aiuola ed il progetto di riqualificazione è eco!
Leggo quindi felicemente la notizia che la Variante generale del PGT del comune di Cremona 2011/12 pone come Titolo III la "Disciplina della sostenibilità ambientale".
Gli articoli dal 6 all' 8 ricordano metodiche esistenti, ma attenzione l'articolo 9 delle disposizioni attuative recita:

Art. 9.  Certificazione ambientale 

9.1. 
Al fine di garantire l’ecosostenibilità degli interventi contemplati negli strumenti urbanistici attuativi degli Ambiti di trasformazione, individuati nella Variante generale del Documento di piano, è prescritto l'ottenimento d’una certificazione ambientale rilasciata da organismi pubblici o privati riconosciuti, di comprovata autorevolezza scientifica e consolidata capacità e professionalità (come protocollo ITACA, SB100, LEED, CasaClima Habitat e simili); di conseguenza, va presentata già in sede di adozione dello strumento urbanistico attuativo una pre‐certificazione ambientale nel rispetto di uno di tali protocolli. 
9.2. 
Il modello della certificazione ambientale dev’essere fondato su criteri di valutazione del nuovo insediamento che considerino (e certifichino) l’eco – sostenibilità dell’intera trasformazione urbana, consentendo d’esaminare l’intero processo di trasformazione rispetto non solamente ai consumi e all’efficienza energetica durante l’esercizio, presente e futuro, ma anche all’impatto sull’ambiente, sulla salute umana e sui fattori fisici durante tutto il ciclo vitale del nuovo insediamento; le risultanze della certificazione ambientale concorrono ad arricchire il monitoraggio della Valutazione ambientale strategica, relativo all’attuazione della Variante generale del Documento di piano. 
9.3. 
Gli indicatori di eco – sostenibilità, utili per la certificazione ambientale, vanno stimati nella fase progettuale degli strumenti urbanistici attuativi degli Ambiti di trasformazione, individuati nella Variante generale del Documento di piano, approfondendo i seguenti temi: 
a)  dimensione ecologica: 
- aspetti di qualità del sito e utilizzo del territorio; 
- reti infrastrutturali e mobilità sostenibile; 
- utilizzo di materiali a basso contenuto energetico per il loro intero ciclo di vita (LCA); 
- efficienza energetica degli edifici; 
- uso di fonti rinnovabili; 
- sistemi di recupero delle acque meteoriche; 
- carichi ambientali – emissioni di CO2; 
- gestione dei rifiuti e trattamento delle acque reflue; 
b)  dimensione sociale: 
- qualità ambientale indoor – comfort abitativo e inquinamento elettromagnetico, domotica; 
- qualità dei servizi – sicurezza e gestione degli edifici e degli spazi comuni di relazione; 
- aspetti percettivi, paesaggistici, culturali; 
- aspetti relazionali che includono la partecipazione, l’inclusione, la comunicazione, 
l’informazione; 
c)  dimensione economica: 
- costi dello sviluppo sostenibile in termini di praticabilità delle scelte; 
- costi di gestione delle trasformazioni nella loro dimensione temporale.

Chissà in quali altri comuni hanno osato tanto...!

le mappe dei bambini

L'idea delle mappe mentali relative ai percorsi abitudinari è nata quando abbiamo cambiato plesso scolastico di afferenza. Quando anni fà mia figlia frequentava la materna in Mantegna, il km che separava casa nostra dal servizio poteva essere percorso anche in 40 minuti tante erano le occasioni di interazione che i bambini trovavano lungo il percorso. Di fatto, per tre anni, non è stato neanche necessario frequentare dei giardini, perchè il gioco si sviluppava di volta in volta a partire dalle occasioni che si presentavano lungo la strada.

Da quando per bacini d'utenza confinanti , mia figlia è passata nella primaria in Castellino da Castello, lo stesso km di distanza non richiede più di 10 minuti, tanto è il deserto urbano che ci separa dalla scuola. Il lavoro fatto per costruire un percorso interessante con loro (escludendo l'uso dell'auto per principio) ha previsto appuntamenti volanti con amici/compagni, gare freestyle in monopattino, gare di alternative di percorso.

Questo mi ha permesso di studiare il concetto dei traguardi (visivi e funzionali) nei bambini: ovvero il fatto che queste personcine non si orientano rispetto a un genitoriale concetto di nord-sud-est-ovest o sinistra-destra-dritto o pericolosità, ma con traguardi successivi di situazioni per loro interessanti.

Cerco di spiegarmi con due immagini che avevo prodotto per un incontro sui servizi all'infanzia:




L'idea è che sia interessante fare emergere le diverse letture del luogo in base alla tipologia di utenza (per tipologia anagrafica, per motivo della visita, per funzione, etc...), questo potrebbe quindi essere declinato anche sulla fruizione di altri spazi lineari del quartiere, mettendo a confronto chi ci lavora, chi è di transito, chi acquista, chi ci vive, etc...La mappatura tipologica dei traguardi (funzionali o di landscape) costituirebbe un primo strumento per la progettazione degli spazi ed evidenzierebbe i “vuoti” o le “interconnesioni creative” sulle quali andare stimolare l'immaginazione progettuale.

Se invece riproposto (magari in altre e future occasioni) nella dimensione dei percorsi pendolari casa-scuola, opportunamente organizzato , potrebbe costituire un interessante percorso partecipato con la duplice finalità di fornire all'amministrazione elementi utili per la progettazione degli spazi ed alle famiglie l'opportunità di vivere il percorso casa scuola non come un dovere faticoso ma come una attività creativa (e possibilmente spronandoli ad evitare l'uso dell'auto).

lunedì 28 aprile 2014

runner & bikers all over the world

trovo questa nuova applicazione GIS open su web, che traccia i movimenti di runners and bikers che utilizzano posizionatori satellitari durante gli spostamenti.

questa è la mia zona (bikers)


questa invece è per i runners



Ma il comune lo sa? 






martedì 1 aprile 2014

scherzi di gioventu'

Oggi è il  primo aprile ed anche il mondo della geomatica ha i suoi scherzi.
Mi ricordo da ragazza in università, quando nelle esercitazioni del corso di "ingegneria del territorio" (una pacchia rispetto a meccanica razionale) il gruppo del mio fidanzato aveva sviluppato un progetto su una copia eligrafica (vi ricordate che puzza di ammoniaca? ) dell'urbanizzato di un quartiere di Milano inserendo un marchio distintivo, invisibile ai piu', che trasformava un rettangolo vuoto relativo ad un involucro (meno di 1 cm) in una postazione di toilet. Fecero l'esame appendendo le tavole nel salone e nessuno mai dei proff e dei ricercatori se ne accorse.
Ora scopro che la genialata alla ElioELST è degna di un articolo sulla storia della cartografia (ancora una volta da "la stanza dei grafici" dell'Internazionale):

La città immaginaria 


Chi deve ancora cambiare paradigma?

Tutti i guru della sostenibilità professano da anni che il sistema (ed in particolare le singole persone che lo compongono) devono cambiare paradigma. Uscire dall'ottica NIMBY ed operare prima di tutto come singolo cosciente.
In America le nuove generazioni non crescono con il mantra del possesso dell'auto (ne parlavo qui), nel precedente post segnalavo l'attenzione di Fondazione Cariplo come dei M5S. E allora chi manca all'appello? L'industria, le lobby, il sistema, la politica, la casta, etc.etc...
Ma vorrei concentrarmi su una categoria in particolare: non perchè meriti una attenzione superiore, ma semplicemente perchè mi è stata suggerita durante una riunione di lavoro.

"Gli ingegneri esistono per fare cose nuove, non gli insegnano a riciclare quelle che ci sono"

E se fosse vero? Sono ingegnere ma non ricordo se la mia storia didattica è stata plagiata verso il consumo. Penso di no, sono sempre stata attenta a queste cose. Ma forse la deriva esiste.
Non sarebbe male affrontare nuovamente i corsi classici della facoltà di ingegneria (e di architettura, visto che la mia specializzazione si confronta con questi) per scoprire l'impostazione mentale che viene trasmessa ai nuovi corsisti. 

Non parlo di corsi specialistici o master sulla sostenibilità ma di un nuovo modo di approcciare il pensiero progettuale, a partire dalla disponibilità di materiali, dalle caratteristiche del territorio e nell'ottica di ridurre l'impatto. No, le VAS e le VIA non servono a molto, questo lo sappiamo. Cercano di mitigare gli effetti di qualcosa di già pianificato o progettato e spesso vengono letti come inutili e dispendiosi passaggi burocratici. Come snellire allora la burocrazia e ridurre costi e tempi nell'approvazione di opere? Semplice, pianifichiamole e progettiamole bene queste opere, con discrezione,  fin da subito. Così il controllo sarà inutile o meno impegnativo e le modifiche in corso d'opera ridotte. Le conoscenze tecniche ci sono, perchè non diffonderle proprio ai futuri progettisti? 

C'è anche chi ha "scoperto l'acqua calda" ed ha inventato il concetto di "Architettura Timida". Interessante perchè si afferma conservatore quando probabilmente rappresenta la vera innovazione: ovvero decidere in libertà cosa è meglio fare (o non fare).

Dal loro manifesto:

Il restauro timido, e più in generale l’architettura timida, hanno come ispiratore il carattere timido. Le persone coraggiose cambiano, modificano e alterano la realtà ma i timidi sono i protettori della vita. Sono i veri “conservatori”. I timidi sono attenti e sensibili, a volte possono essere eccessivi nelle cautele, ma raramente si sbagliano a percepire il pericolo. Sono le nostre sentinelle; se li ascoltiamo, la loro paura può proteggerci tutti quanti. Il timido è l’unico che ci fa capire i nostri limiti, che ci segnali il nostro limite umano (conosci te stesso ), così la timidezza è anche la nostra saggezza.
Il restauro timido è l’arte di saper ascoltare. Certo è molto difficile imparare a farlo. Ciò vale anche per il nostro comportamento con gli altri uomini. Il timido impara ad ascoltare l’altro, astenendosi dal volerne anticipare il pensiero ( credendo magari di averlo già inteso ) ed è disposto a prestare attenzione. Il pensiero timido sfoglia le pagine di un libro sostando anche a lungo sulle righe e sugli spazi bianchi fra le righe, senza alcuna fretta di vedere come andrà a finire la storia. Torna sui propri passi perché gli sembra di non aver capito. 
(...)
La vera ricchezza dell’architetto o del restauratore timido è data da saper intervenire con poco, del quale poco non vi è mai penuria. Al contrario la pazzia del restauro tradizionale e dell’architettura contemporanea è basata sulla tecnica miracolosa, sullo spreco delle risorse, sul consumismo dilagante, sull' opulenza, sulla volontà di potenza che è solo un fantasma.

Gli ordini professionali potrebbero fare qualcosa di più. L'offerta formativa sugli aspetti della sostenibilità è ridotta a pochi singoli eventi o corsi supertecnici (energy manager, pannelli fotovoltaici, sicurezza nei cantieri). Perchè non organizzare un percorso di aggiornamento che illustri le diverse sfaccettature della sosteniblità nel costruito e spieghi perchè è giusto procedere in quella direzione, per la sopravvivenza - anche economica? Giusto, provero' a chiederlo direttamente a loro.

un commento non politico alla resilienza

Il sito climalteranti ha postato una breve ma essenziale sintesi dell'ultimo rapporto IPCC citando i temi della vulnerabilità e della mitigazione / adattamento. Due immagini fra tutte ben mostrano la gamma di eventi "eccezionali" che - come già spiegava James Hansen  - saranno sempre più frequenti.
La prima mostra la tipologia di impatti prevista nel mondo:


Da questa emerge che in Europa dovremo confrontarci con il sistema fisico, biologico ed umano. Gli stessi sono poi dettagliati in una tabella che meglio li descrive:

Come leggiamo gli impatti ed i relativi sforzi di adattamento sono guidati dagli eccessi di due driver quali acqua e sole (calore).
La prima vulnerabilità dovrebbe convincere il settore pubblico a promuovere serie pratiche di gestione del territorio. La decisione di liberare energie utili alla salvaguardia del territorio dovrebbe essere cura del pubblico dato che si tratta perlopiù spazi non vincolati dalla proprietà privata. Il settore privato, adegutamente normato, potrebbe generare un sistema di attività , ad esempio la gestione dei boschi inserita in una catena di produzione di legname da ardere e di pellet locali, da cui ne seguirebbe anche una minor necessità di manutenzione ai corsi d'acqua).
La seconda vulnerabilità riguarda proprio la gestione dell'acqua intesa nel suo consumo e nel drenaggio. In questo caso molto potrebbe essere fatto da attenzioni nella corretta pianificazione e progettazione del costruito (civile/residenziale/infrastrutture). Cosa stiamo dicendo:

  • ridurre il consumo d'acqua, che molto spesso è completamente sfuggito all'utente finale (cittadino) rendendo obbligatoria (o incentivando fortemente) l'installazione di riduttori di flusso;
  • prevedere sistemi di raccolta delle acque piovane che confluiscono nella rete fognaria e riutilizzarle per usi in cui non è richiesta la potabilità dell'acqua: lavaggi auto, innaffiature dei giardini, pulizie di strade e cortili;

piccolo inciso: nei box sottorranei vicino a casa mia, si consuma energia per pompare l'acqua di falda fuori dal sedime, si paga il consorzio di depurazione per la stessa acqua che viene scaricata nella rete fognaria ed infine si compra acqua potabile per effettuare la pulizia e la manutenzione delle aiuole: vi sembra normale?

L'ultima vulnerabilità classificata rientra nella gestione dei picchi di calore, che possono essere affrontati (dal punto di vista dell'ingegneria civile) con una adeguata progettazione dell'involucro e degli ambienti di lavoro e residenza nonchè una adeguata pianificazione della mobilità e delle relazioni di spostamento.

Tutte queste cose esistono e sarebbero facilmente applicabili. Senza scomodare smart cities , sistemi evoluti di ICT o altro tecnologismo burocratizzato. Esistono protocolli volontari di sostenibilità relativi ai singoli edifici, all'organizzazione dei quartieri, alla gestione e manutenzione degli edifici.

La resilienza si fa' al di là delle leggi e nel piccolo-locale. Poi c'è chi , come Rob Hopkins (Transition), riesce ad organizzare i casi , metterli in rete e diffonderli. Abbiamo bisogno di consulenti che ci facciano riflettere sulle cose importanti della vita e che abbatano i muri costruiti dal "riserbo e antipatia del cittadino" (ringrazio Marinella Scalvi, per l'interessante definizione spiegata dal suo intervento in Triennale lo scorso 29 Marzo ) .

L'altra stranezza, che sostiene l'idea che stiamo parlando solo di buon senso, è vedere lo stesso Rob Hopkins citato sia nel sito della Fondazione Cariplo che in quello di BeppeGrillo/M5S: il tema è trasversale.

E allora cosa aspettiamo?

giovedì 13 marzo 2014

pattern II

Scopro di non essere l'unica assillata dai pattern - sono di nuovo in fase raccoglitrice (!!!) - ma questa non me la perdo. Scopro che qualche giorno prima della mia esperienza, qualc'un altro è stato trafitto dal dardo.
dal post : Pattern di pattern.
Tante belle foto nella galleria di immagini, voi cosa ci vedete?

  1. una pagina di musica
  2. camminare sulla tela
  3. stampante ad aghi
  4. alveare
  5. matisse
  6. un orto
  7. lego
  8. stoffa
  9. estraneo
  10. infografica
  11. oculista
  12. fiorellini
  13. denti
  14. V
  15. vetrina
  16. scopri chi è?
  17. semi di sesamo
  18. mac pac
  19. Y
  20. mordillo
  21. teatro
  22. noccioline
  23. tombola
  24. penne
  25. orchestra
  26. squame
  27. coltelli
  28. stracci
  29. bigne'
  30. rosso/blu


giovedì 20 febbraio 2014

Hai un problema? Tranquillo, c'è un app!

Oggi non ho le idee chiare. Sono nel pieno di una tempesta di pattern (come direbbe Pippi Calzelunghe: mi sento nella fase "raccoglitore"). Raccolgo tutto quello che vedo leggo penso, trovandolo geniale, interessantantissimo. Dopo qualche giorno la matassa viene abbandonata nell'angolo in attesa di recuperare un po' di tempo per mettervi ordine ed organizzarla. ma ormai ho imparato che quel tempo non arriverà mai, quindi oggi decido che questo post sarà veramente il mio diario: con i suoi errori e le sue approssimazioni.

Sfogliando i Miei bookmark per organizzare un tema (appunto fare ordine), mi sono  reinoltrata in un altro pattern. Oh no! Di nuovo! E per non rischiare di rimanere nel tunnel ancora una settimana, ecco qui, mi riallaccio ad una delle ultime cose dette nel mio precedente.

APP


APPena (credo sia la mia parola piu digitata)
APPuntamento (magari galante? no con le maestre per ritirare la pagella)
APPorto (alle cause perse)
APPeso (al mio destino? meglio dire in prestito)
APPunto (sul diario)
APPunto! (caspita!)
APPendino (odio i lavori da casalinga)
APPoggiati qui (quando mio figlio vuole essere preso in braccio)
APPosta (allora c'è un perchè!?!)
APPesantita (ma quando finisce l'inverno che sto accumulando zuccheri e carboidrati)
APProssimativa (sempre ahime!)
APParecchiato (una situazione preparata)


e invece no.
ora APP vuol dire solo una cosa: APPLICAZIONE.
Se l'ingegneria nasce come scienza "APPlicata", ora pare che per ogni cosa serva una APP.
Sarà che sono allergica agli accessori (secondo me una cosa deve essere possibile da fare con quello che si ha, altrimenti dov'è la sfida). Ho un telefono che ha solo APP, anche una APP per fare manutenzione alle APP, un'altra APP per tenere ordine nelle APP.
E' un genio chi crea una APP per convergere le info delle APP dei diversi gestori di carsharing,



 fra un po'ci saranno le APP per scegliere il parcheggio temporaneo con la migliore qualità /prezzo

da L'Internazionale 20 gennaio 2014


attendo la APP che trovi gli sconti fra tutte le APP dei diversi supermercati.
Una START-APP per ogni APP!

Ma non basterebbe APPlicarsi un po' di più? Magari usando l'intelletto?
Ci eviteremmo anche costose memorie aggiuntive da APPlicare ai nostri smartphone.

Ed ecco che si apre un'altra finestra: perchè non tenere un diario di tutte le cose che riesco a fare agevolmente senza bisogno di usare un'APPosita APPlicazione APProntata da APPrendisti stregoni?

 innovazione =/= APP


lunedì 17 febbraio 2014

se il mondo è globale...

Quando vennero aperte le arterie autostradali, percorrendole, ad ogni cambio di concessionario, dovevamo fermarci ad una barriera e pagare la tratta specifica. Ogni esercente voleva risquotere la propria parte di pedaggio.
Questo continuo' finchè non venne istituito un sistema di bigliettazione in grado di tracciare l'intero percorso e lasciare ad una camera di compensazione appositamente organizzata, tra i concessionari la spartizione degli introiti.
Da allora, perlopiù, si prende un biglietto, lo si consegna al termine del percorso pagando l'intera cifra e lasciando che la suddivisione avvenga in sede separata. Oggi il servizio TELEPASS ti permette poi di evitare anche le fermate minime in barriera o ai caselli.
Inutile dire che questa soluzione ando' a beneficio di tutti: gli utenti videro migliorato il proprio viaggio (più veloce, meno interruzioni), i gestori probabilmente aumentarono le entrate, visto che l'utente "perde " il senso del pedaggio ed è quindi portato a non controllare o limitare i costi autostradali nella scelta del percorso.

I servizi ICT, anche solo banalmente quelli della telefonia mobile - rendono fattuale la possibilità di parlare ovunque con chiunque (vi ricordate: "il mondo è tutto intorno a te"?), sarà un problema di costi che leggeremo nei nostri addebiti, ma di fatto l'accesso alla rete è sempre garantito. Se vado in Zambia posso usare il mio cellulare con la mia sim ed il mio contratto. Probabilmente il costo non sarà il piu' scontato, ma l'accesso alla rete non è negato.

Negli anni 2000 Hannover disponeva già di un sistema integrato (chiamato Hannovermobile) di mobilità che permetteva con un unico titolo (tessera, codice, quant'altro) l'utilizzo di una serie di servizi di mobilità: dal carsharing ai treni di lunga percorrenza, dai mezzi urbani ai taxi. I costi - i tariffari sono trasparenti e facilmente leggibili - vengono addebitati direttamente e complessivamente sul conto (o carta di credito) disaggregati per servizio di mobilità utilizzato.

Su Repubblica si legge la polemica del comitato Milanosimuove che oggi ricorda due temi importanti:

  • ancora nessuna strategia sulla mobilità elettrica condivisa (mentre Bollorè a Parigi ed altre città francesi inizia a portare a casa utili)
  • nessuna strategia sui servizi di carsharing abilitati dal comune di Milano, solo tanti gestori quasi a pari condizioni che si possano sbranare sul mercato affinchè ne rimanga solo uno?
Se Milano puo' comunque andare orgogliosa dei suoi primi spunti innovativi in termini di mobilità, non si puo' non sollecitare una marcia in piu' in questo senso. già che ci siamo.




lunedì 3 febbraio 2014

Mobilities

"it is a contemporary paradigm in the social science that explores the movement of people - ideas - things as well as the broader social implication of those movement"

Sei caratteristiche distinguono Mobilities dagli studi di migrazione e di trasporto:

  1. collega le scienze con l'umanità e la sociologia
  2. collega diversi tipi e scale di movimento
  3. coinvolge il movimento di persone, cose, idee e può avere focus sul modal shift di merci e passeggeri
  4. incorpora teorie e metodi della mobilità per evitare l'abuso di un approccio delimitato e sistematico
  5. abbraccia la dimensione politica ( e di differenziale politico) della mobilità in opposizione alla visione di oggetto apolitico e pienamente tecnico ingegneristico

Si colloca come discendente postmoderno degli studi di mobilità. Segue un approccio secondo il quale localizzazione e contesto sono centrali ed inevitabilmente implicati nella costruzione della conoscenza.

Six bodies of theory

  1. Esiste una eccezionale ed umana volontà di connessione (will to connection) umana e materiale. Questa implica i tempi del vivere urbano e ne forma gli aspetti sociali, economici, infrastrutturali ma anche la forma mentale dell'abitante urbano, generando complessi sistemi relazionali che combattono il chaos.
  2. Sistemi sociotecnologici quali le telecomunicazioni mobili incorporano Geografie Ibride di componenti urbani e non.
  3. La concezione postmoderna di spazialità comporta la dinamicità dei luoghi ed il loro costante riassemblaggio (riconfigurazione, rimodulazione).
  4. Solo attraverso lo strumento corporeo è possibile saggiare il luogo ed il movimento e costruire geografie emozionali.
  5. La topologia dei social networks disegna la complessità e la variabilità nei pattern. la contemporaneità delle informazioni e la condivisione di stili di vita creano vasti ma deboli (fragili) legami con spazio e tempo. La vita sociale aumenta le connessioni ma riduce gli incontri.
  6. La rigidità dei sistemi di trasporto si scontra con l'imprevedibilità delle condizioni ambientali e politiche. Può il cambiamento essere veicolato da piccole, successive forme di ripetizione e condurre verso un "postcar system"?
Le metodologie
  1. analisi dei pattern, del timing 
  2. studio mobilità etnografica
  3. esame diari spazio-tempo
  4. analisi della mobilità virtuale attraverso connessioni tecnologiche (cyber research-exploration)
  5. studio delle esperienza e delle sensazioni
  6. studio memorie visive private (foto, lettere, immagini, souveniers)
  7. studio di spazi intermedi (in-between places) come lounge, sale d'attesa, parchi, hotels..
La fondazione di Mobilities è da accreditare a John Urry e Mimi Sheller. Esiste una rivista specializzata a costi inaccessibili (Mobilities, ed. taylor&francis ) e due traduzioni dei libri di Urry: Vite mobili, ed. Il Mulino e Lo sguardo del turista, ed. SEAM

venerdì 17 gennaio 2014

The End of Car Culture


Un bell'articolo del NYT di quest'estate passata ci spiega perchè è iniziata la nuova era. Nel 2005 negli US si è toccata la cima della curva di crescita dei km percorsi/abit; complessivamente negli ultimi vent'anni questa dimensione si è ridotta di ca il 10%. La recessione non è pero' l'unica spiegazione del fenomeno: la riduzione nelle tendenze di crescita nelle immatricolazioni pro capite è iniziata qualche anno prima della vera e propria recessione!

Anche in Italia (fonte ACI) osserviamo analoghe tendenze:
nel 2012 per la prima volta il saldo immatricolazioni - radiazioni delle autovetture è stato negativo, ma è dal 2004, che seppur ad andamenti oscillanti non si riconosce una tendenza di aumento dei mezzi circolanti;
nell'anno 2012 solo 4 regioni (Piemonte, valle d'Aosta, trentino Alto Adige e Toscana) mostrano una domanda netta positiva.

Altra considerazione interessante fatta dall'articolo è che la diffusione delle patenti è aumentata solo per le fasce di età sopra i 55 anni, gli stessi che hanno comperato più auto. Tra il 2001 ed il 2009 l'uso dell'auto fra i giovani si è ridotto di oltre 20 punti percentuali.In Italia, invece tra il 2006 ed il 2012 le patenti B attive sono aumentate dell'8%.

L'interesse maggiore deriva dall'accelerazione che subirà il fenomeno, se è vero che le nuove generazioni cresceranno progenie non abituate al possesso dell'auto privata e del suo uso.

Ford e Mercedes negli Stati Uniti hanno  capito la necessità di impostare business plan che considerano l'auto privata  "inpractical or undesiderable" e si trasformano in MOBILITY COMPANIES

quindi 2 termini avranno la loro importanza: REBRANDING E RETROFITTING!



mercoledì 15 gennaio 2014

una bella giornata

ho letto la notizia per caso e subito mi sono segnata l'appuntamento: un seminario sulle mappe, nelle aule trifoglio del caro vecchio Politecnico di Milano! Mi aspettavo una riflessione su gis e infografica,  e invece...che meraviglia!

Petroglifo di Bedolina
Ho scoperto che esistono persone (geografi) anche un po' filosofi, che della concezione delle mappe (vedi mio precedente qui) ne hanno fatto una ragione di vita.
Dalla teoria che la mappa non è il territorio, mi hanno spiegato che invece le nazioni di nuova fondazione sono costruite a partire dalla mappa; che le capitali sono poste al centro delle nazioni perchè rispettano una delle 3 proprietà  della geometria euclidea (l'isotropismo). Della visione del nuovo mondo da parte di Cristoforo Colombo, del punto di fuga (vanishing point) delle prospettive. Del pensare lo spazio secondo il Portico degli Innocenti e la spiegazione scientifica del movimento delle maree (che introduce la contemporaneità di causa ed effetto). Di come Marco Polo nel suo Il Milione, non descrive i luoghi in distanza ma in tempo e per caratteri: odori, colori, luci, lingue parlate, abitudini , flora e fauna.

I confini non sono quelli nazionali ma quelli che emergono dal funzionamento del territorio: è la staticità del soggetto prospettico che è inadatto ad osservare le evoluzioni demografico-migratorie. Perchè se chi osserva è immobile, allora le popolazioni in movimento sono flussi migratori. Dal punto di vista di un pigmeo, non esistono flussi migratori, esiste un luogo piu o meno adatto a vivere (per presenza di riparo cibo clima favorevole).

Tralasciando qui la parte di lezione strettamente legata all'evoluzione dell'uomo, la genetica, Luca Cavalli Sforza, (che per altro potete recuperare da almeno uno dei libri di quest'ultimo, Chi Siamo?) , mi sono posta la domanda su quanto la specificazione delle dimensioni ha tolto alla capacità di comprendere ed agire:
eseguire una ricetta senza dosi ma solo per descrizioni di parti?
i manuali di permacultura (ora capisco!) hanno schizzi adimensionali (non planimetrie)
come sarebbe un piano di mobilità senza misure?
e' una bella sfida, ci pensero'

Di Franco Farinelli si trovano facilmente articoli e video in rete, uno per iniziare:  "Il confine geometrico". Uno dei pochi a farsi sentire con argomenti meritevoli nella discussione relativa al mantenimento delle lezioni di geografia nelle scuole : "Credevamo di conoscere la geografia e, invece, abbiamo imparato la cartografia" e Geografia. Un'introduzione ai modelli del mondo - Einaudi - ISBN 9788806160203  .

re-immaginare le strade

Una nuova coincidenza.

Il Comune di Milano pubblica una notizia in cui segnala che inizia l'esame delle proposte di Isola Ambientale al fine di concretizzare appalti. Maran (Pierfrancesco, Assessore alla Mobilità e ambiente di Milano) ci dice che pedonalizzerà una porzione dell'area di Piazza Castello (ne parla anche Repubblica). Finalmente partecipazione e progetti per la cittadinanza, a basso costo e favorevoli all'ambiente.

Ma guardiamo cosa succede in Inghilterra: bando di progetto che arriva a finanziare fino a 9.5 ca mio € per RE-immaginare le strade cittadine.

This competition seeks to develop new technology enabled solutions that can address the challenges facing the high street by exploring innovative approaches to retailing, service provision, logistics and travel management.



Leggiamo le premesse: una strada fiorente è essenziale per il successo delle nostre città. Localizzare una serie di negozi e servizi di comunità e di sapore locale, viene apprezzato dai consumatori. Gli svilupppi urbani degli ultimi anni, con i centri commerciali, gli acquisti online e la poca accessibilità ai centri cittadini hanno messo in ginocchio le attività aperte sulle vie urbane.
Le ottimizzazioni necessarie per abbattere i costi hanno spostato le quote di spesa lontano dalle attività commerciali locali, per questo nuove soluzioni nei servizi, nella commercializzazione, nella logistica e nella gestione della mobilità sono necessarie per rigenerare gli spazi urbani commerciali. L'obiettivo è individuare un mix di modi fisici e virtuali del commercio, superando le criticità di accessibilità e generando una nuova offerta di shopping, servizi e divertimenti attrattivi.

Già re-immaginare le strade: non dal punto di vista del disegno urbano ma di nicchia ecologica.

Visto che di lavoro non faccio la traduttrice, eccovi il collegamento per leggere i dettagli: Re-imagining the high street.