In America le nuove generazioni non crescono con il mantra del possesso dell'auto (ne parlavo qui), nel precedente post segnalavo l'attenzione di Fondazione Cariplo come dei M5S. E allora chi manca all'appello? L'industria, le lobby, il sistema, la politica, la casta, etc.etc...
Ma vorrei concentrarmi su una categoria in particolare: non perchè meriti una attenzione superiore, ma semplicemente perchè mi è stata suggerita durante una riunione di lavoro.
"Gli ingegneri esistono per fare cose nuove, non gli insegnano a riciclare quelle che ci sono"
E se fosse vero? Sono ingegnere ma non ricordo se la mia storia didattica è stata plagiata verso il consumo. Penso di no, sono sempre stata attenta a queste cose. Ma forse la deriva esiste.
Non sarebbe male affrontare nuovamente i corsi classici della facoltà di ingegneria (e di architettura, visto che la mia specializzazione si confronta con questi) per scoprire l'impostazione mentale che viene trasmessa ai nuovi corsisti.
Non parlo di corsi specialistici o master sulla sostenibilità ma di un nuovo modo di approcciare il pensiero progettuale, a partire dalla disponibilità di materiali, dalle caratteristiche del territorio e nell'ottica di ridurre l'impatto. No, le VAS e le VIA non servono a molto, questo lo sappiamo. Cercano di mitigare gli effetti di qualcosa di già pianificato o progettato e spesso vengono letti come inutili e dispendiosi passaggi burocratici. Come snellire allora la burocrazia e ridurre costi e tempi nell'approvazione di opere? Semplice, pianifichiamole e progettiamole bene queste opere, con discrezione, fin da subito. Così il controllo sarà inutile o meno impegnativo e le modifiche in corso d'opera ridotte. Le conoscenze tecniche ci sono, perchè non diffonderle proprio ai futuri progettisti?
C'è anche chi ha "scoperto l'acqua calda" ed ha inventato il concetto di "Architettura Timida". Interessante perchè si afferma conservatore quando probabilmente rappresenta la vera innovazione: ovvero decidere in libertà cosa è meglio fare (o non fare).
Dal loro manifesto:
Il restauro timido, e più in generale l’architettura timida, hanno come ispiratore il carattere timido. Le persone coraggiose cambiano, modificano e alterano la realtà ma i timidi sono i protettori della vita. Sono i veri “conservatori”. I timidi sono attenti e sensibili, a volte possono essere eccessivi nelle cautele, ma raramente si sbagliano a percepire il pericolo. Sono le nostre sentinelle; se li ascoltiamo, la loro paura può proteggerci tutti quanti. Il timido è l’unico che ci fa capire i nostri limiti, che ci segnali il nostro limite umano (conosci te stesso ), così la timidezza è anche la nostra saggezza.
Il restauro timido è l’arte di saper ascoltare. Certo è molto difficile imparare a farlo. Ciò vale anche per il nostro comportamento con gli altri uomini. Il timido impara ad ascoltare l’altro, astenendosi dal volerne anticipare il pensiero ( credendo magari di averlo già inteso ) ed è disposto a prestare attenzione. Il pensiero timido sfoglia le pagine di un libro sostando anche a lungo sulle righe e sugli spazi bianchi fra le righe, senza alcuna fretta di vedere come andrà a finire la storia. Torna sui propri passi perché gli sembra di non aver capito.
(...)
La vera ricchezza dell’architetto o del restauratore timido è data da saper intervenire con poco, del quale poco non vi è mai penuria. Al contrario la pazzia del restauro tradizionale e dell’architettura contemporanea è basata sulla tecnica miracolosa, sullo spreco delle risorse, sul consumismo dilagante, sull' opulenza, sulla volontà di potenza che è solo un fantasma.
Gli ordini professionali potrebbero fare qualcosa di più. L'offerta formativa sugli aspetti della sostenibilità è ridotta a pochi singoli eventi o corsi supertecnici (energy manager, pannelli fotovoltaici, sicurezza nei cantieri). Perchè non organizzare un percorso di aggiornamento che illustri le diverse sfaccettature della sosteniblità nel costruito e spieghi perchè è giusto procedere in quella direzione, per la sopravvivenza - anche economica? Giusto, provero' a chiederlo direttamente a loro.
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