martedì 29 luglio 2014

tagliare i ponti

Sono passata da Mostar e Sarajevo durante le vacanze. Volevo che i miei figli, anche se piccoli, iniziassero a vedere cose vere: la natura, la terra disabitata, la vegetazione rigogliosa, i fenomeni carsici,  le tensioni multietniche e le conseguenze delle guerre.

Ho scoperto, nella mia ignoranza storica, che i territori della ex-jugoslavia hanno vissuto (e forse anche generato per certi versi) i piu grandi conflitti mondiali dell'ultimo secolo.

Sul Ponte Latino, a Sarajevo, nel 1914, è stato ucciso Francesco Ferdinando.

Il 5 aprile 1992, in seguito agli eventi bellici, 100.000 persone di ogni nazionalità si riunirono per una marcia della pace a Sarajevo. I cecchini serbi di stanza all'Holiday Inn, allora sede del Partito Democratico Serbo, nel cuore di Sarajevo, aprirono il fuoco sulla folla causando 6 vittime e ferendone altre. Suada Dilberović e una donna di etnia croata, Olga Sučić (1958-1992), si trovavano sul Ponte Vrbanj dove vennero colpite a morte. Il ponte oggi porta il nome Diliberović-Sučić in onore delle vittime.

oggi quei ponti sono stati ricostruiti, ma - per come li ho percepiti - rimangono, più che cicatrici , vere e proprie evidenze dell'esistenza di differenze: il dover fare un ponte presuppone che ci sia una cesura.


Il clima era pessimo, il tempo poco, e non sono riuscita a visitare i resti del villaggio olimpico. Mi hanno detto che la pista da bob è nell'elenco dei 10 posti abbandonati piu affascinanti e misteriosi. E così mi sono tuffata in un sano web-surf sul tema.



qui, qui, e qui (ad esempio)

e così scopro l'esistenza di resti di civilità (inutile) abbandonati e nascosti. Quando parliamo di uso del suolo sarebbe il caso di fare un ripasso...

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