martedì 14 ottobre 2014

il bene comune e la caduta degli angeli

Oggi, rimbalzando da un link all'altro, ho trovato un paio di articoli, che hanno mosso la mia emozione intima, mettendo nero su bianco un pensiero sul quale ragiono da tempo. Mi ha fatto tornare agli scritti di Ivan Illich (Disoccupazione Creativa, 1978) quando attacca il dominio delle professioni. Illich scriveva:
" I nuovi specialisti, che di solito provvedono a bisogni umani che la loro specialità ha creato, tendono ad atteggiarsi ad amanti del prossimo che forniscono una qualche forma di assistenza. Arroccati piu' saldamente d'una burocrazia bizantina, internazionali piu' d'una Chiesa universale, stabili più di qualunque sindacato, possiedono competenze più vastedi quelle di qualsiasi sciamano ed esercitano sulla prorpia clientela un controllo piu' stretto di quello della mafia."

Ora sembra che la ribellione si stia compiendo.
Giovedì scorso, all'evento organizzato da CasaClima presso Expogate, ho con piacere ascoltato lo scambio di opinioni finali tra l'organizzatore e Beppe Severgnini, ospite a sorpresa. Alla domanda del giornalista sui motivi per cui non si applicano i principi di sostenibilità nella costruzione e nella ristrutturazione fuori dalla regione autonomia del Trentino, la risposta è stata "mancanza di fiducia nei progettisti".
Quindi il tema è la mancanza di fiducia. anche questa volta.

Nell'articolo The Death of Planning Expertise l'autore si esprime rispetto all'evidenza che la conoscenza sperimentale delle comunità attive oramai si confronta a pari livello con la comunità di esperti professionali, riconducendola a 2 fenomeni sociologici specifici. Il primo è relativo alla diffusione della conoscenza tramite web e quindi a tutti gli effetti di una forma di decentralizzazione delle competenze. Il secondo mette in causa la scuola di pensiero di "wisdom of crowds" ovvero l'idea che la conoscenza diretta e l'esperienza (ancorchè non scientifica) di molti sia di pari valore di una competenza scientifica riconosciuta di pochi singoli.

Rueben Duarte, pianificatore a Los Angeles, vive sulla propria pelle il conflitto. In The Fall of Planning Expertise racconta come sempre più frequentemente i professionisti della pianificazione vengano aggrediti in assemblee pubbliche, spesso attaccati e demoliti con argomenti anedottici e poco attinenti. Spiega la complessità delle competenze necessarie, l'importanza di un approccio integrato e specifico e riconosce l'im portanza della partecipazione. Conosce i meccanismi della partecipazione ed i costi legati ad essa, ha visto come l'istituzione politica si è arresa al consenso elettorale e la rete professionale ha ceduto la sua influenza. E richiama entrambe le parti ad essere coscienziose ed oneste,

In Jane Jacobs and the Death and Life of American Planning si inizia parlando di Professione Triviale (o minore) e di come l'aver disatteso gli obiettivi di sostenibilità nella pianificazione urbana abbia svalutato le competenze e l'importanza del pianificatore. Ripercorrendo l'evoluzione della disciplina ci si sofferma su 3 eredità della generazione Jane Jacobs.

1. It diminished the disciplinary identity of planning

Le specifiche competenze di pianificazione, che rientravano nelle discipline del paesaggio, hanno prodotto mostri urbani quali molti progetti di rigenerazione urbana che hanno distrutto l'identità originale ed il contesto sociale dei quartieri. Dalla superspecializzazione quasi tossica si è virato verso un ampliamento sfilacciato delle interazioni che ha trasformato i pianificatori in " Esperti di tutto, maestri di niente".
Personalmente ammiro il pensiero di Jane Jacobs e l'osservazione la riconduco al fatto che nella nostra nazione il ruolo del pianificatore non è mai stato riconosciuto.

Non esiste specializzazione ingegneristica che lo contempli, il pianificatore architetto è spesso molto esteta e poco tecnico, il pianificatore (laura magistrale) ha conoscenze IT (gis e mappe, dati) e di capacità di lettura dei piani e dei programmi. Ma non ha nessuna cultura tecnica del territorio, ne di contesto sociale.

2. Privileging the grassroots over plannerly authority and expertise meant a loss of professional agency

Ovvero, l'atto di straordinario altruismo concesso alla cittadinanza attiva nel collaborare ai progetti urbani. Nessun altra nicchia professionale ha fatto tanto. Immaginate gli economisti della Federal Reserve chiedere ai cittadini opinioni sulla politica fiscale? Se l'apertura alla cittadinanza è stata una concessione per arginare lo sviluppo impazzito, ora la "bestia" non è più disposta a farsi chiudere in gabbia, tanto da denigrare il ruolo del pianificatore a mero facilitatore.

Inoltre la debolezza degli strumenti di collaborazione con la cittadinanza è legata all'assunto che i gruppi attivi siano Ghandiani ed abbiano a cuore solo gli interessi comuni. Ma questo assunto è falso, in particolare fintanto che la maggioranza dei cittadini è troppo occupata, troppo apatica o concentrata sui propri figli per guardare oltre ai propri diretti bisogni. e quindi il rischio che organizzazioni cittadine nascondano interessi privati, che possono mettere a disposizione energie e risorse per raggiungere il proprio obiettivo.

La gestione partecipata è stata spesso occasione di raccolta di preferenze politiche. Il dilemma è ben descritto dagli autori degli articoli e non ha soluzione facile. Se condivido un approccio partecipativo riscontro comunque le debolezze citate: la presenza di gruppi di interesse, l'apatia della maggioranza, il livellamento della competenza e la rappresentatività del gruppo. Se parlo di cambiamenti climatici in un seminario e per par conditio invito al contraddittorio un negazionista ed un allarmista, pur avendo entrambe le voci la platea percepirà che le valutazioni scientifiche sono per il 50% negazioniste. Ma questo non è vero. La popolazione dei negazionisti assoluti è di pochi punti percentuali, ma il suo diritto di parola , non proporzionale alla sua rappresentatività, sarà sopravvalutato dagli astanti.

3. the seeming paucity among American planners today of the speculative courage and vision that once distinguished this profession

Ci sono esempi di come in un bar o in una scuola sono stati pensati progetti da non addetti, raccolto firme, fatto petizioni e realizzato opere fantastiche: belle, utili e sostenibili nel lungo periodo. Perchè avviene questo? dov'erano i pianificatori? Forse impegnati in progetti grandiosi, a rispettare scadenze, ad ottenere i permessi richiesti dal cliente, a sollecitare i pagamenti. 

Se questo ultimo articolo tenta di colpevolizzare l'evoluzione Jacobs, personalmente apprezzo la chiusura del testo che affronta come dovrebbe essere addestrato il bravo pianificatore.

Gli studenti di pianificazione oggi hanno bisogno di una più robusta suite di abilità e competenze che attualmente stiamo fornendo: hanno bisogno di essere in grado di vedere il quadro generale e le parti da vicino; e anche se non addestrati a progettare le parti stesse, hanno bisogno di sapere come tutte quelle parti si incastrano. hanno bisogno, di comprendere, analizzare e influenzare la varietà di forze - sociali, economiche, culturali, giuridiche, politiche, ecologiche, tecnologiche, estetiche, ed altre ancora -. Plasmare l'ambiente costruito significa che, oltre a seguire corsi di economia e di diritto e la governance , gli studenti dovrebbero essere addestrati per essere attenti osservatori dei paesaggi urbani per avere una conoscenza di lo sviluppo storico dei luoghi e modelli sul territorio. Dovrebbero capire come l'infrastruttura fisica di una città funziona - la meccanica dei sistemi di trasporto e di utilità, fognatura e rete idrica. Essi devono conoscere i fondamenti dell'ecologia e dei sistemi naturali di un luogo, essere in grado di leggere un sito e la sua morfologia e la vegetazione, sanno che un grande acero diffusione nel mezzo di un boschetto di pini, una volta era solo in un pascolo aperto.  
Hanno bisogno di conoscere le basi di analisi di impatto e di essere in grado di valutare le implicazioni di una proposta di sviluppo del traffico, qualità dell'acqua e l'impronta di carbonio di una città. E mentre essi non possono padroneggiare tutte ingegneria sito, dovrebbero essere gli analisti del sito competenti e - ancora più importante - essere abili nella valutazione delle planimetrie degli altri. Tale formazione porrebbe competenza nella formazione e gestione dell'ambiente costruito in collaborazione e non competizione con il sistema naturale, ovvero una pianificazione sostenibile.

Ovvero richiama il concetto di buon pianificatore come professionista che studia a livello integrato il sistema naturale ed antropico ed ha strumenti e sensibilità per ragionare sulle potenzialità di lungo termine del territorio. In realtà tutte e 3 le eredità Jabobsiane spiegano come il ruolo del pianificatore richieda una competenza integrata e specifica, una capacità di visione nel lungo periodo (sostenibile, appunto come dicono i francesi "durable") ed una granitica onestà intellettuale. 





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