Scrivo una lettera aperta, come se fosse un email a Federico Bastiani, Ideatore di Socialstreet, a commento di un suo articolo su www.ilfattoquotidiano.it.
Buongiorno Federico,
desideravo ringraziarti per il tuo articolo, nel blog de Il fatto quotidiano, nel quale specificando la tua totale e volontaria estraneità a logiche economiche e politiche, ci avvisi di come il mondo economico-politico-istituzionale stia "allungando le mani" sulla cittadinanza attiva per coprire molti dei disservizi dovuti a mancanza di fondi e prospettive economiche.
Ho 43 anni e due figli e negli ultimi anni mi sono trovata per necessità e/o per scelta (a secondo se il bicchiere lo si vede mezzo vuoto o mezzo pieno) ad avvicinare argomenti di socialità, beni comuni, collaborazione informale nel quotidiano.
Il tutto si è innescato all'interno del percorso alla scuola materna dei miei "nani": rappresentante di sezione, poi genitore eletto in rappresentanza cittadina per i servizi di Milano. Vivendo il vicinato (non più 24h in ufficio) scopri tutta una serie di criticità ed opportunità, per cui basterebbe poco, veramente poco, per vivere meglio. Che si chiami resilienza, che si chiami cittadinanza attiva, collaborazione poco importa. Scopri le tensioni dovute agli approcci di vita diversi, devi mediare, capire, etc...
E visto che non è nella mia indole fare barriccate o organizzare picchetti, cerchi la strada chiedendo, studiando, per poter realizzare qualche piccola iniziativa che faccia vivere - un poco meglio - te e gli altri. E comunque non ti faccia decerebrare, pensando solo ai pannolini o ai vestitini dei bimbi.
Cose forse un tempo delegate ai pensionati (con reddito certo, ancorchè basso, e molto tempo libero oltre alle capacità e le competenze). Le dinamiche economiche e sociali che stanno stravolgendo la nostra generazione, hanno per tante persone (e penso soprattutto all'universo femminile) reso disponibili margini di energie mentali e fisiche che vengono (ma potrebbero in modo molto piu importante) concentrate a colmare le mancanze e contenere le criticità del vivere quotidiano.
Mi sono resa conto in questi mesi/anni che purtroppo spesso le istituzioni costituiscono una barriera alla progettualità, anche se prese singolarmente assessori, consiglieri etc. sarebbero estremamente proattivi ed innovatori.
Questa indolenza ed astenia istituzionale ha reso possibile che si sia passati dal concetto di NIMBY (not in my backyard) al concetto opposto YimbY (Yes in my backyard), nel quale la cittadinanza, singola o organizzata, sviluppa e promuove una propria progettualità a fronte degli interventi minimi delle amministrazioni. Privati cittadini o associazioni che si sentono consapevoli (in quanto utilizzatore finale) di meglio conoscere le esigenze e necessità.
Pur comprendendo la necessità di avere una cornice di rispetto e omogeneità all'interno di mondi condivisi (lo spazio pubblico, la scuola, la socialità e mille altri ancora) le istituzioni sembrano accettare solo qualche timida apertura ad associazioni note o ben allocate, e molto più spesso approfittare di finanziamenti elargiti da coscienziose fondazioni, attraverso la progettualità dei cittadini. Non è una questione di colore politico ma complessivamente di regole ed istituzioni.
L'impressione è che una nuova borghesia (quella vecchia è stata dissolta dalla crisi ) stia ricostruendo il tessuto sociale al quale affidare la discussione di temi importanti ed etici, le contraddizioni sulla didattica nelle scuole, la cura degli spazi comuni e probabilmente quindi la capacità di discussione democratica che secondo Amartya Sen è la base stessa della democrazia.
Chissà se questa nuova borghesia sarà capace di non utilizzare il contesto per saltare sul "ricco carro della politica" e invece stimolare le istituzioni a definire un nuovo quadro strategico, in cui fissata la visione e fissate le regole di condivisione e di rispetto reciproco, si possa lavorare per un bene comune, l'unico: la vera qualità della vita in ogni sua forma.
Grazie ancora
Claudia
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