Ispirato da contributi di George Marshall, Daniel Kahneman, Jonathan Franzen da Internazionale nr. 1106/2015
Due decise, ciniche ma reali affermazioni aiutano a capire il fenomeno dell'incapacità a larga scala di traguardare efficienti strategie di adattamento ai cambiamenti climatici.
1. La consapevolezza non avrà mai la meglio sulla riluttanza delle persone ad abbassare il proprio stile di vita.
2. La nostra attenzione si concentra sui fenomeni che cambiano quotidianamente piuttosto che quelli che crescono gradualmente negli anni. (nella versione Postulato di Olson: “Il cambiamento climatico è incredibilmente noioso.”)
Kahneman – uno che se ne intende di giochetti della psiche – mette in contatto direttamente la decrescita con l'adattamento. La sua affermazione è scarna ma reale: se il nostro standard (medio) di vita non è sostenibile, consuma troppe risorse. Possiamo raccontarla come vogliamo, potremmo anche chiedere un intervento postumo a Shakespare , ma la logica (che tutti gli scienziati che si occupano del tema non dovrebbero dimenticare) innegabile ci dice una cosa sola: dobbiamo consumare di meno.
Il cambiamento climatico è un buon esempio per descrivere la categorizzazione in gruppi che agiscono consapevolmente e/o inconsapevolmente rispetto al problema. Il gruppo LOBBY-AFFARI consapevolmente cerca guadagno diretto proprio e privato utilizzando le paure e le indicazioni istituzionali (che loro stessi, con costosi processi di advocacy, contribuiscono a formalizzare). I NEGAZIONISTI si preoccupano di trovare segnali scientifici in grado di demolire l'oramai consolidata ricerca sul tema. I discepoli delle teorie del TRASMUMANESIMO , riconoscendo come unico processo evolutivo la vittoria della robotizzazione sull'uomo, vedono il cambiamento climatico come un catalizzatore ed acceleratore della inevitabile scomparsa del genere umano dalla terra.
Più interessante è l'analisi dei processi mentali e decisionali di chi inconsapevolmente agisce non coerentemente alle strategie di resilienza. Un primo gruppo potrebbe essere definito “DISSONANZA COGNITIVA” ovvero coloro che non si sentono in errore, come se non contribuissero con le loro azioni e decisioni al peggioramento del clima. Un secondo gruppo riconosce l'importanza del proprio comportamento ma tende ad autocertificarsi con una “LICENZA MORALE” di ethical living, sposando ed anche promuovendo piccoli comportamenti virtuosi per rendere accettabile a loro stessi ed alla comunità il proprio status, dimenticandosi (o negando) che la maggioranza delle loro azioni non è conforme alle indicazioni per il rispetto dei principi della sostenibilità. Il terzo gruppo invece assume una posizione descritta come “DISPERAZIONE”: se è così grave, non c'è nulla da fare e quindi tanto vale.
La narrazione ed il “qui ed ora” rappresentano concetti che in un lontano passato introdusse un innovatore della comunicazione, San Francesco D'Assisi. La percezione dell'importanza di cio' che è concreto, vulnerabile e sotto i nostri occhi ha cambiato linguaggi e contenuti della letteratura e delle arti del tempo. Nel “Cantico delle Creature”per la prima volta i soggetti narrati ed esaltati sono elementi della natura: il sole, la luna, l'acqua , la terra e gli alberi, non più signori, madonne o cavalieri. Il “qui ed ora” diventa anche un criterio di scelta nel tentativo di interpretare correttamente le indicazioni di sostenibilità note: se devo realizzare un edificio con grandi superfici vetrate e sapendo che quel tipo di soluzione progettuale è tecnologicamente la più evoluta per il risparmio di energia ma anche quella che provocherà la morte di migliaia di uccelli che si scontreranno sulla superficie ingannati dalla lucentezza e trasparenza del materiale, cosa decido? Realizzo un edificio climaticamente meno efficiente o sacrifico qualche migliaio di volatili?
La scelta non è semplice e non esistono metodi (oggettivi ) per decidere all'unanimità ed inequivocabilmente cosa sia meglio, ma la teoria del “qui ed ora” ovvero di preservare la natura che mi circonda dove vivo, dove gioco, dove respiro offre una via di uscita dal dilemma. La spiegazione scientifica di questo approccio chiarisce come il concetto non sia assolutamente miope, ma anzi rappresenti il fondamento della resilienza. Infatti non tutta la nostra avifauna riuscirà ad adattarsi, ma più sarà numerosa sana e differenziata, maggiori saranno le probabilità che le specie sopravvivano e si adattino. La riflessione applicata al dilemma della vetrata suonerebbe quindi così: Non basta ridurre le nostre emissioni di gas serra, dobbiamo anche tenere in vita una gran quantità di uccelli ora.
Il cambiamento climatico ha molte caratteristiche in comune con il sistema economico che le sta accelerando: è transnazionale, imprevedibilmente distruttivo, si autoalimenta, è inesorabile, non teme la resistenza individuale, tende verso una monoco(u)ltura globale (biologica, istituzionale e culturale), è perfettamente compatibile con l'industria tecnologica ed ha una narrazione semplice.
Il lavoro di conservazione, al contrario è romanzesco: non esistono due posti uguali ne narrazioni semplici. I progetti di conservazione hanno dimensioni ridotte, sono radificati e ramificati e fonte di incredibili storie da raccontare. La narrazione è integrata, partecipativa e condivisa oltre che affettiva ed emozionale. I progetti di conservazione ci affascinano anche se spesso li vediamo come una goccia nell'oceano (appunto, la insignificante resistenza individuale) e non riconosciamo che in quei progetti più che conservare la natura (in una foresta viva c'è molta morte) conservano il nostro significato della vita.
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