Non è il mio tema, ma ne condivido pienamente il metodo analitico e l'approccio SMART (bottom -up, anche se sviluppato da un esperto di ruolo).
Qualche spunto:
...le caratteristiche delle energie rinnovabili, che sono estremamente diffuse sul territorio, sembrano suggerire un modello alternativo di organizzazione del sistema energetico e in particolare del sistema elettrico. Un sistema diffuso, dove il consumatore possa anche essere produttore. Nel nuovo quadro della transizione serve forse riscoprire un nuovo municipalismo, capace di integrarsi in un contesto nazionale.
Ad esempio, oggi per un condominio ... non è possibile invece avere un unico contatore elettrico comune, magari allacciato a un impianto fotovoltaico condominiale. In questo modo tutte le abitazioni si collegherebbero a un unico impianto dividendosi oneri (bolletta elettrica) e benefici. L’autoconsumo dell’energia prodotta potrebbe generare vantaggi sia ai condomini sia alla rete di distribuzione. E invece proprio in questi giorni abbiamo sperimentato come una rete inadeguata ai tempi porti a importanti disservizi. Una comunità elettrica condominiale così organizzata costituirebbe il primo nucleo delle cosiddette smart grid o smart cities. Ma la Strategia Energetica Nazionale, pur abbondando dell’aggettivo smart, lo dedica solo alle iniziative delle grandi società, trascurando completamente il ruolo positivo che potrebbero giocare le comunità di cittadini, che accompagnerebbero la transizione tecnologica al cambio di mentalità necessario per il nuovo modello energetico.
Nessun commento:
Posta un commento